VANGELO- del giorno - INFORMAZIONI - RIFLESSIONI--

Liturgia della Parola domenica 9 agosto 2026

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Lettura

Dal primo libro dei Re
1Re 19,9a.11-13a

In quei giorni, Elia, [essendo giunto al monte di Dio, l’Oreb], entrò in una caverna per passarvi la notte, quand’ecco gli fu rivolta la parola del Signore in questi termini: «Esci e fèrmati sul monte alla presenza del Signore».
Ed ecco che il Signore passò. Ci fu un vento impetuoso e gagliardo da spaccare i monti e spezzare le rocce davanti al Signore, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento, un terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, un fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, il sussurro di una brezza leggera. Come l’udì, Elia si coprì il volto con il mantello, uscì e si fermò all’ingresso della caverna.

 

Salmo Responsoriale
Dal Sal 84 (85)

R. Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra. R.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo. R.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino. R.

 

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 9,1-5

Fratelli, dico la verità in Cristo, non mento, e la mia coscienza me ne dà testimonianza nello Spirito Santo: ho nel cuore un grande dolore e una sofferenza continua.
Vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli, miei consanguinei secondo la carne. Essi sono Israeliti e hanno l’adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse; a loro appartengono i patriarchi e da loro proviene Cristo secondo la carne, egli che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli. Amen.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14,22-33

 
[Dopo che la folla ebbe mangiato], subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo.
La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!».
Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma, vedendo che il vento era forte, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».
Appena saliti sulla barca, il vento cessò. Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».

 

Le Parole dei Papi

Cristo oggi ripete a ciascuno di noi: “Coraggio, sono io, non avere paura!”. Coraggio, cioè, perché ci sono io, perché non sei più solo nelle acque agitate della vita. E allora, che cosa fare quando ci troviamo in mare aperto e in balia di venti contrari? Cosa fare nella paura, che è un mare aperto, quando si vede solo buio e ci sentiamo perduti? Dobbiamo fare due cose, che nel Vangelo fanno i discepoli. Cosa fanno i discepoli? Invocano e accolgono Gesù. Nei momenti più brutti, più bui, di tempesta, invocare Gesù e accogliere Gesù. I discepoli invocano Gesù: Pietro cammina un po’ sulle acque verso Gesù, ma poi si spaventa, affonda e allora grida: «Signore, salvami!» (v. 30). Invoca Gesù, chiama Gesù. È bella questa preghiera, con la quale si esprime la certezza che il Signore può salvarci, che Lui vince il nostro male e le nostre paure. (…) E poi i discepoli accolgono. Prima invocano, poi accolgono Gesù nella barca. Dice il testo che, appena salito a bordo, «il vento cessò» (v. 32). Il Signore sa che la barca della vita, così come la barca della Chiesa, è minacciata da venti contrari e che il mare su cui navighiamo è spesso agitato. Lui non ci preserva dalla fatica del navigare, anzi – il Vangelo lo sottolinea – spinge i suoi a partire: ci invita, cioè, ad affrontare le difficoltà, perché anch’esse diventino luoghi di salvezza, poiché Gesù le vince, diventino occasioni per incontrare Lui. Egli, infatti, nei nostri momenti di buio ci viene incontro, chiedendo di essere accolto, come quella notte sul lago. (Francesco - Angelus, 13 agosto 2023)

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San Rocco statua post 1900 - ante 1924San Rocco di Montpellier è uno dei santi più venerati della cristianità. Nato probabilmente tra il 1345 e il 1350 a Montpellier, nel sud della Francia, è ricordato come il pellegrino che dedicò la propria vita all'assistenza degli ammalati di peste, divenendo nel tempo il principale patrono contro le epidemie.





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LITURGIA DELLA PAROLA DOMENICA 2 AGOSTO 2026


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Prima Lettura

Dal libro del profeta Isaìa
is 55,1-3

Così dice il Signore:
«O voi tutti assetati, venite all’acqua,
voi che non avete denaro, venite;
comprate e mangiate; venite, comprate
senza denaro, senza pagare, vino e latte.
Perché spendete denaro per ciò che non è pane,
il vostro guadagno per ciò che non sazia?
Su, ascoltatemi e mangerete cose buone
e gusterete cibi succulenti.
Porgete l’orecchio e venite a me,
ascoltate e vivrete.
Io stabilirò per voi un’alleanza eterna,
i favori assicurati a Davide».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 144 (145)

R. Apri la tua mano, Signore, e sazia ogni vivente.

Ti lodino, Signore, tutte le tue opere
e ti benedicano i tuoi fedeli.
Dicano la gloria del tuo regno
e parlino della tua potenza. R.

Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa
e tu dai loro il cibo a tempo opportuno.
Tu apri la tua mano
e sazi il desiderio di ogni vivente. R.

Giusto è il Signore in tutte le sue vie
e buono in tutte le sue opere.
Il Signore è vicino a chiunque lo invoca,
a quanti lo invocano con sincerità. R.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,35.37-39

Fratelli, chi ci separerà dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori grazie a colui che ci ha amati.
io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, che è in Cristo Gesù, nostro Signore.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 14, 13-21

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

Le Parole dei Papi

Proprio quando il sole declina e la fame cresce, mentre gli apostoli stessi chiedono di congedare la gente, Cristo ci sorprende con la sua misericordia. Egli ha compassione del popolo affamato e invita i suoi discepoli a prendersene cura: la fame non è un bisogno che non c’entra con l’annuncio del Regno e la testimonianza della salvezza. Al contrario, questa fame riguarda la nostra relazione con Dio. Cinque pani e due pesci, tuttavia, non sembrano proprio sufficienti a sfamare il popolo: all’apparenza ragionevoli, i calcoli dei discepoli palesano invece la loro poca fede. Perché, in realtà, con Gesù c’è tutto quello che serve per dare forza e senso alla nostra vita. All’appello della fame, infatti, Egli risponde con il segno della condivisione: alza gli occhi, recita la benedizione, spezza il pane e dà da mangiare a tutti i presenti (…). L’esempio del Signore resta per noi urgente criterio di azione e di servizio: condividere il pane, per moltiplicare la speranza, proclama l’avvento del Regno di Dio. (Papa Leone XIV -  Omelia nella Santa Messa nella Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo,  22 giugno 2025)

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LITURGIA DELLA PAROLA 26 LUGLIO 2026



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Prima Lettura

Dal primo libro dei Re
1Re 3,5.7-12

In quei giorni a Gàbaon il Signore apparve a Salomone in sogno durante la notte. Dio disse: «Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda». Salomone disse: «Signore, mio Dio, tu hai fatto regnare il tuo servo al posto di Davide, mio padre. Ebbene io sono solo un ragazzo; non so come regolarmi. Il tuo servo è in mezzo al tuo popolo che hai scelto, popolo numeroso che per la quantità non si può calcolare né contare. Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male; infatti chi può governare questo tuo popolo così numeroso?». Piacque agli occhi del Signore che Salomone avesse domandato questa cosa. Dio gli disse: «Poiché hai domandato questa cosa e non hai domandato per te molti giorni, né hai domandato per te ricchezza, né hai domandato la vita dei tuoi nemici, ma hai domandato per te il discernimento nel giudicare, ecco, faccio secondo le tue parole. Ti concedo un cuore saggio e intelligente: uno come te non ci fu prima di te né sorgerà dopo di te».

Salmo Responsoriale

Dal Sal 118 (119)

R. Quanto amo la tua legge, Signore!

La mia parte è il Signore:
ho deciso di osservare le tue parole.
Bene per me è la legge della tua bocca,
più di mille pezzi d'oro e d'argento. R.

Il tuo amore sia la mia consolazione,
secondo la promessa fatta al tuo servo.
Venga a me la tua misericordia e io avrò vita,
perché la tua legge è la mia delizia. R.

Perciò amo i tuoi comandi,
più dell'oro, dell'oro più fino.
Per questo io considero retti tutti i tuoi precetti
e odio ogni falso sentiero. R.

Meravigliosi sono i tuoi insegnamenti:
per questo li custodisco.
La rivelazione delle tue parole illumina,
dona intelligenza ai semplici. R.

Seconda Lettura

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 8,28-30


Fratelli, noi sappiamo che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli; quelli poi che ha predestinato, li ha anche chiamati; quelli che ha chiamato, li ha anche giustificati; quelli che ha giustificato, li ha anche glorificati.

Vangelo del Giorno

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 13,44-52

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo. Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra. Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì».
Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Le Parole dei Papi

Di fronte alla scoperta inaspettata, tanto il contadino quanto il mercante si rendono conto di avere davanti un’occasione unica da non lasciarsi sfuggire, pertanto vendono tutto quello che possiedono. La valutazione del valore inestimabile del tesoro, porta a una decisione che implica anche sacrificio, distacchi e rinunce. Quando il tesoro e la perla sono stati scoperti, quando cioè abbiamo trovato il Signore, occorre non lasciare sterile questa scoperta, ma sacrificare ad essa ogni altra cosa. Non si tratta di disprezzare il resto, ma di subordinarlo a Gesù, ponendo Lui al primo posto. La grazia al primo posto. Il discepolo di Cristo non è uno che si è privato di qualcosa di essenziale; è uno che ha trovato molto di più: ha trovato la gioia piena che solo il Signore può donare. È la gioia evangelica dei malati guariti; dei peccatori perdonati; del ladrone a cui si apre la porta del paradiso. […] Oggi siamo esortati a contemplare la gioia del contadino e del mercante delle parabole. È la gioia di ognuno di noi quando scopriamo la vicinanza e la presenza consolante di Gesù nella nostra vita. Una presenza che trasforma il cuore e ci apre alle necessità e all’accoglienza dei fratelli, specialmente quelli più deboli. (Francesco - Angelus, 30 luglio 2017)

Questo 22 agosto, lasciamoci guidare da Maria: digiuniamo, preghiamo, riconciliamoci. La pace inizia dal cuore di ciascuno e, se vissuta insieme, può trasformarsi in fiume che attraversa la storia. "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio." (Mt 5,9)  


La Chiesa è invitata a un gesto antico e sempre attuale: digiunare e pregare per la pace. Papa Leone XIV ci ricorda che senza perdono non può esistere una vera convivenza tra i popoli. Viviamo tempi drammatici, nei quali le guerre continuano a seminare  morte. Di fronte a questo scenario, la tentazione più grande è l la rassegnazione. Ma la fede ci chiede altro: ci chiede di credere che la pace è  possibile, fatta di gesti quotidiani, di riconciliazione e di coraggio Maria, invocata come Regina della Pace, ci accompagna in questo cammino. Non è una devozione astratta: la sua intercessione diventa forza viva per tutti coloro che, nel silenzio e nella semplicità, scelgono di non arrendersi alla logica della violenza. Il digiuno e la preghiera non sono solo atti personali: sono un segno profetico. In un mondo che grida vendetta e potere, i cristiani rispondono con un grido diverso: “Signore, concedici la pace, asciuga le lacrime di chi soffre, apri vie nuove tra i popoli”.

 F.A.

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IN ATTESA DEL FERRAGOSTO



Il 15 agosto in Italia è una giornata che unisce due ricorrenze di origini molto diverse: il Ferragosto e la festa dell’Assunzione di Maria Vergine, “ anima e corpo”.

Il termine Ferragosto viene dal latino Feriae Augusti, cioè “il riposo di Augusto”, introdotto dall’imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C. Era un periodo di feste e sospensione dei lavori, collocato a metà agosto, quando si concludevano i raccolti e ci si preparava alle semine autunnali.
Queste celebrazioni erano un’occasione per ringraziare le divinità per i frutti della terra e concedere riposo agli animali da tiro, ornati con ghirlande di fiori. Con il passare dei secoli, le feste di metà agosto si intrecciarono ad altre ricorrenze pagane legate a varie divinità.

Con l’avvento del cristianesimo, il 15 agosto assunse un nuovo significato: quello dell’Assunzione di Maria in cielo. Secondo la tradizione cattolica, al termine della sua vita terrena, Maria fu accolta in corpo e anima nella gloria celeste. Pur non essendo raccontato nei Vangeli, questo mistero è radicato nella fede e nella liturgia fin dai primi secoli.
La data venne fissata come festa mariana sia in Occidente che in Oriente: nella Chiesa Cattolica è conosciuta come Assunzione di Maria, mentre nella Chiesa Ortodossa si parla dDormizione della Madre di Dio. Secondo la tradizione ortodossa, Maria morì realmente (la “dormizione” indica una morte serena), e il suo corpo fu glorificato e portato in cielo, ma senza la definizione dogmatica proclamata dai cattolici.
Nel 1950 papa Pio XII proclamò ufficialmente il dogma dell’Assunzione con la costituzione apostolica Munificentissimus Deus.

La coincidenza del 15 agosto nasce dalla sovrapposizione di calendari: per i Romani era già un giorno di festa grazie alle Feriae Augusti; la Chiesa scelse di sovrapporvi la celebrazione mariana, trasformandone il significato e orientandolo alla fede. Così oggi la metà di agosto è, allo stesso tempo, riposo di metà estate e glorificazione di Maria, Madre di Dio.

In Italia, Ferragosto è sinonimo di gite, pranzi all’aperto, fuochi d’artificio e feste patronali. In molte località, soprattutto nel Sud, le processioni in onore dell’Assunta – con statue portate a spalla e accompagnate da bande musicali – restano una tradizione viva. È uno dei pochi giorni in cui il Paese si ferma quasi del tutto, unendo in una sola data storia antica, fede e vita comunitaria.

F.A.

 


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A FLUMERI, L’ALZATA DEL GIGLIO DI GRANO  

8 agosto 2025, ha  inizio  l’atteso ciclo di festeggiamenti in onore del santo patrono San Rocco e della tradizione del giglio di grano. Ad aprire il programma, l’emozionante Alzata del giglio, segno del profondo legame tra la comunità flumerese e le proprie radici culturali.

Sin dalle prime ore del pomeriggio, i fedeli si ritroveranno presso il Campo del Giglio, dove verrà sollevato l’imponente obelisco alto circa 31 metri, realizzato in legno e rivestito di paglia e grano, a omaggio del Santo. L’Alzata segna l’inizio di una serie di eventi ricchi di fede, folklore e partecipazione.

La settimana prosegue con la novena in onore di San Rocco e dell’Assunta, scandita da messe,  e processioni. Particolarmente toccante è la Tirata del Giglio programmata per il 15 agosto: l’obelisco, trainato da un trattore (che ha sostituito i buoi), e trascinato  dai fedeli anche con  funi.

Il significato del legame tra il Giglio e San Rocco

L’abbinamento tra il Giglio di Grano e San Rocco è ricco di valore simbolico: l’obelisco, formato da elementi vitali della terra come paglia e grano, diventa una manifestazione tangibile di gratitudine per un raccolto prosperoso e per la protezione del santo durante le calamità. 

F.A.






Giubileo dei giovani




ORGANIZZARE LA SPERANZA 

La Diocesi si ritrova per riflettere e ripartire insieme


Dal 28 al 31 agosto 2025, la Diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia vivrà un momento di comunione, ascolto e rinnovamento spirituale grazie alla 43ª edizione del Convegno Diocesano, dal titolo Organizzare la Speranza.

In un tempo attraversato da tante incertezze, il Convegno si propone come spazio per tornare a interrogarsi sul senso della speranza cristiana e su come renderla concreta nella vita personale, comunitaria e sociale. Il titolo richiama alla responsabilità: organizzare la speranza significa, infatti, incarnarla in scelte e azioni reali.

Sarà un vero e proprio laboratorio ecclesiale, dove diverse voci — teologiche, culturali, artistiche, educative — offriranno stimoli e strumenti per immaginare una Chiesa sempre più generativa e capace di futuro.

«Il Convegno è il tempo in cui la nostra Diocesi si ferma, ascolta e si orienta — ha detto il Vescovo Mons. Sergio Melillo —. Non per rifugiarsi in parole, ma per ritrovare forza e direzione. In mezzo a crisi e fatiche, la speranza non è un sentimento vago: è una scelta concreta di fiducia nel Vangelo».

La partecipazione è aperta a tutti. L’evento si concluderà domenica 31 agosto con la celebrazione eucaristica presieduta dal Vescovo nella Cattedrale di Ariano Irpino.

F.A.






5 Agosto – Il Giorno dei Saharawi

  


Un ricordo che resta, una causa che continua

Il 5 agosto si celebra la Giornata della Cultura Saharawi, istituita negli anni ’80 dal Fronte Polisario per mantenere viva l’attenzione sul diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione.
Una giornata simbolica, che invita alla riflessione, alla solidarietà e alla memoria.

Un esempio concreto di questo spirito si è vissuto proprio lo scorso anno, il 5 agosto 2024, a Flumeri, dove si è tenuta la "nostra" prima, toccante edizione della Giornata della Cultura Saharawi. L’iniziativa ha saputo creare un ponte autentico tra popoli, culture e generazioni.
La solidarietà non si misura in numeri, ma in gesti e presenze sincere.

Le degustazioni di piatti tradizionali saharawi – couscous, harira, dolci ai datteri – hanno raccontato, attraverso i sapori, ciò che le parole spesso non riescono a esprimere: identità, radici, resistenza.
Le decorazioni con henné, i racconti all’interno della tenda saharawi, le immagini della vita nei campi profughi hanno toccato le coscienze e acceso interrogativi profondi.

Quell’evento,  è stato un atto di memoria attiva, un modo per dare visibilità a un popolo troppo spesso dimenticato, costretto da decenni all’esilio e alla precarietà nei campi di Tindouf, in Algeria.

Il 5 agosto resta una data per ricordare, ma anche per non restare indifferenti. La causa saharawi è ancora aperta. Il loro diritto all’autodeterminazione, pur riconosciuto da molte risoluzioni internazionali, è ancora negato.

Che questo giorno sia, ogni anno, un invito a scegliere da che parte stare.
Con chi resiste. Con chi spera. Con chi non ha mai smesso di lottare per un futuro di pace.

F.A.

Intervista ai piccoli ambasciatori saharawi

Per rendere ancora più viva la memoria della Giornata della Cultura Saharawi svoltasi a Flumeri nel 2024, condivido alcune risposte raccolte durante un momento di ascolto e dialogo con i veri protagonisti di quella giornata: i bambini saharawi.
Attraverso le loro parole, semplici e sincere, emerge uno sguardo meravigliato sul mondo.

Questa intervista, è una testimonianza viva di quanto la solidarietà lasci un segno profondo.

Intervistatore:

Chi di voi mi risponde?
Alzate la mano per rispondere...

Domande e risposte:

1. Come vi siete sentiti quando siete arrivati in Italia?
Mi sento felice e un po' emozionato! Tutto è nuovo e diverso.

2. Cosa hai provato quando hai visto per la prima volta il nostro Paese?
Ero molto curioso e stupito. Le case sono molto grandi e diverse e ci sono tanti colori ovunque!

3. Che cosa ti ha raccontato la tua famiglia riguardo a questa visita?
Mi hanno detto che sarebbe stata un'esperienza speciale, che avrei incontrato persone nuove e fatto tante cose interessanti.

4. Cosa ti hanno detto i tuoi tutor sull'Italia e sulla nostra ospitalità?
Mi hanno detto che gli italiani sono molto accoglienti e che avremmo imparato molto sulla loro cultura.

5. Hai sentito parlare della visita dei tuoi familiari in Italia 20 anni fa?
Sì, la nostra tutor Lehbelia mi ha raccontato che, da piccola, è stata in Italia, ha ricevuto assistenza medica e ha avuto tanti amici.

6. Quali sono le cose che ti piacciono di più dell'Italia finora?
Mi piacciono i gelati e i parchi giochi. È tutto molto bello!

7. Ci sono cose che ti sorprendono molto rispetto al tuo paese d'origine?
Sì, qui ci sono tanti alberi e fiori ovunque, e le case sono molto grandi rispetto alle nostre tende.

8. Cosa pensi dei luoghi che hai visitato finora?
Sono tutti bellissimi! Mi è piaciuta molto la villa con tanti giochi, e il centro della città con tutte le luci.

9. C'è qualcosa che ti ha preoccupato? Hai avuto paura?
Sì, ho avuto paura quando ho visto il dinosauro alla Biogem. Poi ho capito che non era vero. Dopo mi sono sentito al sicuro e felice qui. Tutti sono molto gentili e premurosi.

10. Hai incontrato persone che parlano la tua lingua?
No, non ho incontrato nessuno.

11. Quali sono le tue aspettative per questo soggiorno in Italia?
Spero di avere tanti amici, imparare nuove cose e divertirmi tanto.

12. Che tipo di attività ti piacerebbe fare?
Andare al mare, giocare nei parchi e imparare a fare la pizza! Ci hanno promesso che la prepareremo a Flumeri e faremo anche i cicatielli. Torneremo tra qualche giorno.

13. Qual è la cosa più interessante che hai imparato finora?
Che gli italiani amano molto il cibo e che ci sono tante feste divertenti.

14. Come ti senti quando pensi alla tua famiglia?
Mi manca, ma so che sono felici per me e che stanno bene.

15. Cosa ti piace fare con i tuoi amici qui?
Giocare a calcio! Abbiamo già fatto una partita a Carpignano, è stato divertentissimo. Mi piacerebbe anche andare in bicicletta.

16. Hai visto qualcosa che ti ricorda casa tua?
Non proprio, tutto qui è molto diverso.

17. Cosa ti manca di più?
La mia famiglia e i miei amici del campo profughi.

18. Riesci a sentirli mentre sei qui?
Sì, parliamo spesso al telefono e raccontiamo tutto quello che facciamo.

19. C’è qualcosa che hai visto qui che non avevi mai visto prima?
Sì, il mare! È enorme e bellissimo. Mi piacerebbe anche vedere la neve.

20. Qual è stato il tuo primo pensiero atterrando in Italia?
"Wow, questo posto è enorme! Non vedo l'ora di esplorarlo!"

21. Hai provato qualche cibo italiano? Quale ti è piaciuto di più?
Pizza e spaghetti! Mi piacciono tantissimo. Ma le patatine fritte mi fanno impazzire!

22. Cosa pensano i tuoi amici italiani di te?
Sono molto curiosi e vogliono sapere tutto su di me e sulla mia vita nel deserto.

23. Cosa vorresti dire alla tua famiglia?
Che mi sto divertendo tanto e ho fatto molti amici. Non vedo l’ora di raccontargli tutto!

24. Come pensi che questa esperienza cambierà la tua vita?
Mi ha già insegnato tanto. Ora so quanto il mondo è grande e diverso.

25. Hai visto animali che non conoscevi?
Sì, ho visto una lumaca! È stato incredibile.

26. Hai visto film o cartoni italiani?
Sì, ho visto Dumbo. Mi è piaciuto moltissimo.

27. Cosa ti piace della casa dove stai?
Il letto grande e comodo! A casa dormo sui tappeti, in tenda. Non abbiamo materassi.

28. Hai trovato un oggetto o un souvenir che ti piace?
Sì, i giocattoli! Vorrei prenderli per i miei fratellini. E portare anche le caramelle.

29. Hai provato dolci italiani? Quale ti è piaciuto di più?
Sì, ho provato il gelato. È delizioso!

30. Qual è il tuo cibo preferito a casa? Hai trovato qualcosa di simile qui?
Il couscous! Oggi Margherita lo sta preparando e sento il profumo… non vedo l’ora di mangiarlo. Ho tanta fame!



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Dalla sabbia del deserto al cuore di VITA- benvenuti bambini saharawi


Dal 30 luglio, l’associazione VITA accoglierà un gruppo di 10 bambini saharawi nell’ambito del progetto internazionale "Piccoli Ambasciatori di Pace", promosso dalla Rete Saharawi. Questi bambini, provenienti dai campi profughi di Tindouf, in Algeria, saranno ospitati in Italia per circa un mese, vivendo un’esperienza di svago, cura e scambio culturale. La finalità del progetto è offrire ai piccoli ospiti un periodo di riposo lontano dalle dure condizioni del deserto, facilitando al tempo stesso il confronto con una realtà diversa, nel pieno rispetto della loro cultura, lingua e religione. Il soggiorno non mira a sradicare i bambini dal loro contesto di origine, bensì a rafforzare in loro l’identità e il senso di appartenenza. Durante la permanenza, i bambini parteciperanno ad attività ludiche, culturali, sportive e ricreative, e verranno sottoposti a controlli sanitari, spesso impossibili nei campi. L’associazione VITA, come ogni anno, insieme ai volontari , si è preparata per offrire un’accoglienza calorosa, consapevole del valore umano che ogni incontro porta con sé. Questi piccoli ambasciatori di pace, con la loro presenza, ricordano alla comunità locale l’importanza della solidarietà internazionale e della giustizia per il popolo saharawi, ancora in attesa di una soluzione definitiva al conflitto che lo priva della propria terra.
F.A.


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L’amicizia è uno dei legami più preziosi che possiamo coltivare nella nostra vita. Insieme all’amore, è una relazione che alimenta la nostra crescita interiore e dà un senso di pienezza all’esistenza. Tuttavia, non sempre l’amicizia viene ricambiata con la stessa sincerità con cui viene offerta. È nei momenti di difficoltà, dopo numerosi tentativi di ottenere sostegno morale senza ricevere nulla in cambio, che ci si rende conto di quanto gli sforzi possano essere ignorati. Pazienza. Quando tendiamo le mani con fiducia e riceviamo solo rifiuti, indifferenza o diniego, il dolore che ne deriva è profondo. La delusione si fa strada nel cuore, lasciandoci un senso di abbandono e di vuoto. È difficile accettare che chi credevamo vicino, chi avrebbe dovuto dare l’esempio di sincerità e lealtà, ci abbia invece ignorati. La fiducia è il fondamento dell’amicizia, e quando viene tradita, tutto crolla. Nulla ferisce più della consapevolezza che le parole di un amico erano solo illusioni, che le “belle parole” si rivelano essere solo retorica destinata a svanire. A quel punto, sorge spontanea la domanda: è possibile perdonare? Il perdono, la giustificazione o la comprensione sono scelte personali, ma non sempre rappresentano la soluzione giusta. A volte, la risposta più saggia è lasciar perdere e allontanarsi. Non per rancore, ma per proteggere se stessi, per non continuare a vivere nell’illusione che le cose possano cambiare quando ormai la realtà è evidente. Continuare a rincorrere chi non ha mai avuto intenzione di esserci davvero, non solo come segno di amicizia, ma anche come dovere legato al ruolo che ricopre, significa solo prolungare la propria sofferenza. Meglio perdere queste persone, perché non arricchiscono la nostra vita, ma la svuotano di significato. D’altronde, spesso è proprio chi ha condiviso con noi momenti importanti che poi viene meno. L’amicizia vera non ha bisogno di bugie, né di giustificazioni come “non sapevo”. Essa si nutre di fiducia, lealtà e rispetto reciproco. Se questi valori vengono calpestati, è giusto prendere le distanze, accettando che non tutti sono capaci di offrire un’amicizia sincera. Alla fine, il miglior modo per superare la delusione è voltare pagina e aprirsi a nuove possibilità. Non lasciare che il dolore dell’indifferenza cambi il tuo modo di essere. Continuare a credere nella bellezza dell’amicizia, perché esistono ancora persone che sapranno apprezzarla davvero.  Per fortuna, sono tanti gli amici autentici e disinteressati, quelli che nei momenti più bui sanno offrire il loro sostegno sincero. Il loro affetto e la loro solidarietà illuminano la strada. Gli amici veri non chiedono nulla in cambio, sanno ascoltare senza giudicare e tendono una mano quando il cammino si fa difficile. È meraviglioso riconoscere e custodire queste preziose amicizie, doni autentici della vita.

( F.A.)

 https://www.settimananews.it/chiesa/il-clericalismo-bifronte/?utm_source=chatgpt.com

Papa Francesco vede nel clericalismo una distorsione che ostacola la vera natura della Chiesa come comunità di fedeli, promuovendo invece una visione gerarchica e autoritaria che allontana dalla missione evangelica.

Papa Francesco ha più volte espresso una forte critica nei confronti del clericalismo, considerandolo una delle perversioni più gravi all'interno della Chiesa. Egli definisce il clericalismo come un atteggiamento di superiorità e distanza nei confronti del popolo di Dio, che perverte la natura stessa della Chiesa.

In un discorso del 25 ottobre 2023, durante la XVII Congregazione Generale del Sinodo, il Papa ha sottolineato come il clericalismo rappresenti una "frusta" e un "flagello" che deturpa il volto della Chiesa e schiavizza il popolo fedele. Ha espresso dolore nel vedere giovani sacerdoti attratti da abiti ecclesiastici elaborati, definendo tale comportamento uno scandalo. Inoltre, ha criticato la trasformazione della Chiesa in un "supermercato della salvezza", dove i sacramenti sono trattati come merci con un listino prezzi, attribuendo questo fenomeno al clericalismo.

Papa Francesco ha anche evidenziato che il clericalismo non è limitato al clero, ma può manifestarsi anche tra i laici che adottano atteggiamenti elitari o aristocratici. Ha sottolineato l'importanza di riconoscere la dignità del sacerdozio dei battezzati e di evitare una mentalità che vede il sacerdozio ministeriale come superiore, poiché ciò porta a una perversione della natura della Chiesa.

Inoltre, il Papa ha messo in guardia contro l'uso del discorso religioso come strumento di dominio sugli altri, sottolineando che il clericalismo può portare a una strumentalizzazione della fede per fini di potere, danneggiando l'esperienza religiosa nella sua dimensione più personale.

 (Rosa di Maggio)




42esimo Convegno diocesi di Ariano- Lacedonia

Sta per iniziare il 42esimo Convegno ecclesiale della Diocesi di Ariano Lacedonia, un appuntamento molto atteso che si terrà dal 29 agosto al primo settembre. In questo contesto, i fedeli si preparano a vivere giorni di intensa riflessione e preghiera, con l’obiettivo di affrontare insieme alcune delle grandi questioni del nostro tempo. Il Vescovo Sergio Melillo ha descritto il Convegno come “segno di una Chiesa viva”, capace di interrogarsi e di camminare con le persone, soprattutto in questi territori segnati dalle difficoltà socio-economiche, mancanza di lavoro e spopolamento.


L’inizio del Convegno è carico di aspettative. Per molti, questo evento rappresenta non solo una tappa nel cammino di fede, ma anche un momento di confronto aperto sui temi che toccano la vita quotidiana. Le problematiche locali come la mancanza di lavoro e lo spopolamento rendono l’incontro ancora più significativo: la comunità cerca risposte concrete che possano infondere speranza e fornire strumenti per affrontare le sfide.

La partecipazione dei fedeli e il coinvolgimento delle realtà sociali e pastorali della diocesi sono elementi centrali del Convegno, che vuole essere un’occasione di crescita e di rinnovamento spirituale. Come sottolineato da sua Eccellenza Melillo, il Convegno si inserisce nel percorso di preparazione al Giubileo, un tempo di grazia e di riscoperta del significato più alto della speranza cristiana. Uno dei temi cardine del Convegno sarà la riflessione sull’identità dell’uomo, con la domanda fondamentale: “Chi è l’uomo?”. Questo interrogativo non è solo filosofico, ma tocca profondamente la vita di ciascuno, l’importanza di riscoprire l’uomo come “partner di Dio”, una visione che invita i fedeli a riconoscere il valore della propria esistenza e a vivere la fede come un’esperienza di collaborazione con il divino.

Il secondo tema del Convegno, dedicato alla sfida tra l’uomo e l’intelligenza artificiale, suscita particolare interesse. La rapida evoluzione della tecnologia e l’emergere di nuove forme di intelligenza non umana pongono interrogativi profondi sul futuro dell’umanità. La Chiesa si pone come guida in questa riflessione, cercando di capire cosa significhi essere umani in un mondo sempre più dominato dalle macchine.

Questo Convegno offrirà spunti per affrontare queste domande con uno sguardo cristiano, che sappia riconoscere le potenzialità della tecnologia ma anche i rischi di una visione riduttiva dell’uomo. Cosa distingue l’uomo dalle macchine? Qual è il suo ruolo in un’epoca in cui l’intelligenza artificiale sembra voler replicare, se non superare, le capacità umane? Le risposte a queste domande sono attese con grande interesse, poiché possono influenzare il modo in cui la comunità vive la propria fede e affronta le sfide etiche del futuro.

Prepariamoci dunque a vivere un Convegno che, nelle intenzioni, non sarà solo un evento di discussione, ma un momento di rinnovamento spirituale e comunitario. Il desiderio è quello di uscire da questi giorni con una rinnovata consapevolezza del proprio ruolo di cristiani nel mondo, pronti a portare avanti un cammino di fede che sappia rispondere alle esigenze del presente con speranza e coraggio.

Inoltre questi giorni si inseriscono in un percorso di preparazione al Giubileo, un periodo che invita a riflettere sul significato della speranza cristiana e a cercare nuove vie per testimoniare il Vangelo nella società.

F.A.

 


PROGRAMMA 5-15-e 16 agosto 2024

in via Olivieri n.20

Lunedì 5 AGOSTO Dalle ore 17:00:

  • Benvenuto ai bambini saharawi: Inizio della celebrazione con un caloroso benvenuto ai nostri ospiti d'onore.
  • Celebrazione della Cultura Saharawi:
    • Degustazione di cibo saharawi: Un viaggio culinario tra i sapori autentici del Sahara, con piatti tradizionali preparati dai nostri ospiti.
    • Esibizione di balli e canti tipici: Un momento di gioia e condivisione, dove i bambini saharawi ci incanteranno con le loro danze e musiche tradizionali… ed altro ancora…..
    • Laboratorio di henné: Dimostrazione e possibilità di partecipare al laboratorio di henné

 

 Giovedì 15 AGOSTO Ore 16:30: Saluti delle autorità locali: Le autorità locali daranno il loro benvenuto ufficiale ai piccoli Ambasciatori di Pace, riconoscendo l'importanza della loro visita.

Ore 17:30: Partecipazione alla traslazione del Giglio di Grano: Un evento tradizionale di Flumeri al quale i bambini saharawi parteciperanno, condividendo con noi questa importante tradizione flumerese.

Ore 21:00: Cena : Una serata conviviale con cibi deliziosi, dove la comunità si unirà ai bambini per una cena speciale

 

Venerdì 16 AGOSTO    Ore 13:00: Pranzo: Un'occasione per assaporare insieme i piatti tipici della nostra cucina irpina.

Dalle ore 15:00: intrattenimento e dimostrazione gastronomica:

·     Preparazione della pasta fresca, della pizza-focacce e taralli: Scopriremo insieme come si preparano alcune delle specialità irpine più amate. I bambini avranno l'opportunità di impastare, preparare e gustare le nostre specialità. 

·     Altre Specialità Irpine: Degustazione e scoperta di altri piatti tipici della nostra tradizione culinaria.


UNISCITI A NOI IN QUESTI GIORNI DI FESTA E CONDIVISIONE PER ACCOGLIERE CON GIOIA I NOSTRI PICCOLI OSPITI E CELEBRARE INSIEME LA PACE E LA CULTURA!

Non perdere questa occasione unica per immergerti nelle tradizioni, nella storia e nella vita del popolo Saharawi!

Per informazione e prenotazioni puoi  telefonare la 3462860659



Missione a San VitoLa devozione a Maria

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 MISSIONE MARIANA- 
EDUCARE ALLA FEDE ATTRAVERSO LA PREGHIERA FAMILIARE

Ieri 2 maggio 2024 è stato un giorno di grande gioia con l'avvio della missione mariana promossa dall'Associazione Cattolica di Flumeri nelle zone rurali. La serata di apertura, del primo gruppo, si è tenuta presso la casa dei coniugi Giuseppe Raduazzo e Carmen.  Oltre  agli adulti anche  bambini e  ragazzi devoti si sono riuniti per recitare il Santo Rosario con entusiasmo, concentrati sul mistero luminoso.

I giovani sono stati al centro dell'attenzione, considerati i prediletti di Maria e di Gesù, il loro grande amico e compagno di vita eterna. Tutti i presenti hanno espresso il desiderio che essi siano portatori gioiosi del messaggio di Gesù, pregando affinché mantengano la loro innocenza e generosità, ispirati dai genitori che li guidano con educazione, gentilezza, e bontà, rendendo così la loro vita più bella.

È fondamentale pregare affinché i genitori e tutti i parenti mantengano sempre la purezza dei loro cuori, riflettendo il mistero divino nelle loro vite, poiché le nuove generazioni  necessitano di amore, delicatezza, e un buon esempio per crescere. È un compito importante affidarli a Maria Santissima, nostra Madre del cielo e Stella della nostra vita, pregando ogni giorno per la sua guida e protezione.

Il Santo Rosario, che sarà recitato per cica 7 giorni presso i coniugi Raduazzo è una parte fondamentale per la vita familiare, vissuta da tutti i membri con grande entusiasmo, tutto ciò offre un’ esperienza significativa di fede. La vera comprensione della preghiera si ottiene attraverso l'atto stesso di pregare.

    F.A.

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Il Santo Rosario

La parola Rosario significa "Corona di Rose". La Madonna ha rivelato che ogni volta che si dice un'Ave Maria è come se si donasse a Lei una bella rosa e che con ogni Rosario completo Le si dona una corona di rose.  Il Santo Rosario è considerato una preghiera completa, perché riporta in sintesi tutta la storia della nostra salvezza. Con il Rosario infatti meditiamo i "misteri" della gioia, della luce, del dolore e della gloria di Gesù e Maria. È una preghiera semplice, umile così come Maria. In tutte le apparizioni la Mamma celeste ci ha invitato a recitare il Santo Rosario come arma potente contro il Male, per avere la vera pace.


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