
Un ricordo che resta, una causa che continua
Il 5 agosto si celebra la Giornata della Cultura Saharawi, istituita negli anni ’80 dal Fronte Polisario per mantenere viva l’attenzione sul diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione.
Una giornata simbolica, che invita alla riflessione, alla solidarietà e alla memoria.
Un esempio concreto di questo spirito si è vissuto proprio lo scorso anno, il 5 agosto 2024, a Flumeri, dove si è tenuta la "nostra" prima, toccante edizione della Giornata della Cultura Saharawi. L’iniziativa ha saputo creare un ponte autentico tra popoli, culture e generazioni.
La solidarietà non si misura in numeri, ma in gesti e presenze sincere.
Le degustazioni di piatti tradizionali saharawi – couscous, harira, dolci ai datteri – hanno raccontato, attraverso i sapori, ciò che le parole spesso non riescono a esprimere: identità, radici, resistenza.
Le decorazioni con henné, i racconti all’interno della tenda saharawi, le immagini della vita nei campi profughi hanno toccato le coscienze e acceso interrogativi profondi.
Quell’evento, è stato un atto di memoria attiva, un modo per dare visibilità a un popolo troppo spesso dimenticato, costretto da decenni all’esilio e alla precarietà nei campi di Tindouf, in Algeria.
Il 5 agosto resta una data per ricordare, ma anche per non restare indifferenti. La causa saharawi è ancora aperta. Il loro diritto all’autodeterminazione, pur riconosciuto da molte risoluzioni internazionali, è ancora negato.
Che questo giorno sia, ogni anno, un invito a scegliere da che parte stare.
Con chi resiste. Con chi spera. Con chi non ha mai smesso di lottare per un futuro di pace.
F.A.
Intervista ai piccoli ambasciatori saharawi
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