venerdì 10 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 10 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Luca Lc 16,1-8

In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare". L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua". Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta". Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Gesù presenta questo esempio non certo per esortare alla disonestà, ma alla scaltrezza. Infatti sottolinea: «Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza» (v. 8), cioè con quel misto di intelligenza e furbizia, che ti permette di superare situazioni difficili. […] questa pagina evangelica fa risuonare in noi l’interrogativo dell’amministratore disonesto, cacciato dal padrone: «Che cosa farò, ora?» (v. 3). Di fronte alle nostre mancanze, ai nostri fallimenti, Gesù ci assicura che siamo sempre in tempo per sanare con il bene il male compiuto. Chi ha causato lacrime, renda felice qualcuno; chi ha sottratto indebitamente, doni a chi è nel bisogno. Facendo così, saremo lodati dal Signore “perché abbiamo agito con scaltrezza”, cioè con la saggezza di chi si riconosce figlio di Dio e mette in gioco sé stesso per il Regno dei cieli. (Angelus, 22 settembre 2019).

RIFLESSIONE:

Le parole del Santo Padre sulla parabola dell'amministratore disonesto ci insegnano che la scaltrezza non dovrebbe essere confusa con la disonestà. Possiamo imparare a essere saggi e adattabili nelle situazioni difficili. Inoltre, quando commettiamo errori, abbiamo sempre l'opportunità di redimerci facendo il bene e aiutando gli altri. Questo ci spinge a riflettere sulla nostra capacità di agire con saggezza, onestà e compassione, riconoscendoci come figli di Dio.

F.A:

giovedì 9 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 9 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Giovanni Gv 2,13-22

 Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!». I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà». Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.

PAROLE DEL SANTO PADRE

Il Vangelo di oggi (Gv 2,13-25) ci presenta l’episodio della cacciata dei venditori dal tempio, Gesù «fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi» (v. 15), il denaro, tutto. Tale gesto suscitò forte impressione, nella gente e nei discepoli. Chiaramente apparve come un gesto profetico, tanto che alcuni dei presenti domandarono a Gesù: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?» (v. 18), chi sei tu per fare queste cose? Mostraci un segno che tu hai autorità per farle. Cercavano un segno divino, prodigioso che accreditasse Gesù come inviato da Dio. […]

In effetti, questo gesto di Gesù e il suo messaggio profetico si capiscono pienamente alla luce della sua Pasqua. Abbiamo qui, secondo l’evangelista Giovanni, il primo annuncio della morte e risurrezione di Cristo: il suo corpo, distrutto sulla croce dalla violenza del peccato, diventerà nella Risurrezione il luogo dell’appuntamento universale tra Dio e gli uomini. E Cristo Risorto è proprio il luogo dell’appuntamento universale - di tutti! - fra Dio e gli uomini. Per questo la sua umanità è il vero tempio, dove Dio si rivela, parla, si fa incontrare; e i veri adoratori, i veri adoratori di Dio non sono i custodi del tempio materiale, i detentori del potere o del sapere religioso, sono coloro che adorano Dio «in spirito e verità» (Gv 4,23). […]

Ogni Eucaristia che celebriamo con fede ci fa crescere come tempio vivo del Signore, grazie alla comunione con il suo Corpo crocifisso e risorto. (Angelus, 8 marzo 2015).

RIFLESSIONE:

Le parole del Santo Padre riflettono sul passo del Vangelo in cui Gesù scaccia i venditori dal tempio. Questo gesto profetico simboleggia la Pasqua di Cristo, in cui il suo corpo distrutto diventa il luogo dell'incontro tra Dio e l'umanità. Il Papa sottolinea che il vero tempio è l'umanità stessa, in cui gli adoratori veri sono coloro che lo fanno "in spirito e verità." L'Eucaristia rafforza questa comprensione, permettendoci di crescere come "tempi vivi del Signore" attraverso la comunione con il Corpo di Cristo. Il messaggio chiave è che la fede in Cristo è ciò che conta, andando oltre le strutture materiali e i rituali religiosi.

F.A.

mercoledì 8 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 8 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,25-33

 In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro:

«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Nel Vangelo di oggi Gesù insiste sulle condizioni per essere suoi discepoli: non anteporre nulla all’amore per Lui, portare la propria croce e seguirlo. Molta gente infatti si avvicinava a Gesù, voleva entrare tra i suoi seguaci; e questo accadeva specialmente dopo qualche segno prodigioso, che lo accreditava come il Messia, il Re d’Israele. Ma Gesù non vuole illudere nessuno. Lui sa bene che cosa lo attende a Gerusalemme, qual è la via che il Padre gli chiede di percorrere: è la via della croce, del sacrificio di se stesso per il perdono dei nostri peccati. Seguire Gesù non significa partecipare a un corteo trionfale! Significa condividere il suo amore misericordioso, entrare nella sua grande opera di misericordia per ogni uomo e per tutti gli uomini. L’opera di Gesù è proprio un’opera di misericordia, di perdono, di amore! È tanto misericordioso Gesù! E questo perdono universale, questa misericordia, passa attraverso la croce. Gesù non vuole compiere questa opera da solo: vuole coinvolgere anche noi nella missione che il Padre gli ha affidato. Dopo la risurrezione dirà ai suoi discepoli: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi … A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati» (Gv 20,21.22). Il discepolo di Gesù rinuncia a tutti i beni perché ha trovato in Lui il Bene più grande, nel quale ogni altro bene riceve il suo pieno valore e significato […] Il cristiano si distacca da tutto e ritrova tutto nella logica del Vangelo, la logica dell’amore e del servizio. (Angelus, 8 settembre 2013)

RIFLESSIONE:

Le parole del Santo Padre ci invitano a considerare le condizioni per essere veri discepoli di Gesù. Significa mettere l'amore per Cristo al centro della vita, abbracciare la croce come segno di sacrificio e condividere l'amore misericordioso di Gesù. Questo richiama a una fede viva basata sull'amore e sul servizio, rinunciando a interessi materiali per abbracciare la logica del Vangelo.

F.A.

martedì 7 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 7 novembre 2023


Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,15-24

 

In quel tempo, uno dei commensali, avendo udito questo, disse a Gesù: «Beato chi prenderà cibo nel regno di Dio!».Gli rispose: «Un uomo diede una grande cena e fece molti inviti. All’ora della cena, mandò il suo servo a dire agli invitati: “Venite, è pronto”. Ma tutti, uno dopo l’altro, cominciarono a scusarsi. Il primo gli disse: “Ho comprato un campo e devo andare a vederlo; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli; ti prego di scusarmi”. Un altro disse: “Mi sono appena sposato e perciò non posso venire”.Al suo ritorno il servo riferì tutto questo al suo padrone. Allora il padrone di casa, adirato, disse al servo: “Esci subito per le piazze e per le vie della città e conduci qui i poveri, gli storpi, i ciechi e gli zoppi”.Il servo disse: “Signore, è stato fatto come hai ordinato, ma c’è ancora posto”. Il padrone allora disse al servo: “Esci per le strade e lungo le siepi e costringili ad entrare, perché la mia casa si riempia. Perché io vi dico: nessuno di quelli che erano stati invitati gusterà la mia cena”».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Se l’invito fosse stato, per esempio: ‘Venite, che ho due o tre amici affaristi che vengono da un altro Paese, possiamo fare qualcosa insieme’, sicuramente nessuno si sarebbe scusato. Ma quello che spaventava loro, era la gratuità. Essere uno come gli altri, lì … Proprio l’egoismo, essere al centro di tutto … E’ tanto difficile ascoltare la voce di Gesù, la voce di Dio, quando uno gira intorno a se stesso: non ha orizzonte, perché l’orizzonte è lui stesso. E dietro a questo c’è un’altra cosa, più profonda: c’è la paura della gratuità. Abbiamo paura della gratuità di Dio. E’ tanto grande che ci fa paura. […]Siamo più sicuri nei nostri peccati, nei nostri limiti, ma siamo a casa nostra; uscire da casa nostra per andare all’invito di Dio, a casa di Dio, con gli altri? No. Ho paura. E tutti noi cristiani abbiamo questa paura: nascosta, dentro … ma non troppo. Cattolici, ma non troppo. Fiduciosi nel Signore, ma non troppo. Questo ‘ma non troppo’, segna la nostra vita, ci fa piccoli… (Omelia da Santa Marta, 4 novembre 2014)

RIFLESSIONE:

Il messaggio del Santo Padre sottolinea come l'egoismo e la paura della gratuità possano ostacolare la nostra risposta all'invito divino. Spesso ci chiudiamo in noi stessi, mettendo l'egoismo al centro, e abbiamo paura dell'amore incondizionato di Dio. Questa paura ci rende "cattolici, ma non troppo," e ci impedisce di abbracciare appieno la fede e l'amore verso gli altri. La riflessione ci invita a superare questi ostacoli e ad abbracciare la gratuità dell'amore divino senza riserve.

lunedì 6 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 6 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,12-14

 

In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato:

«Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio.

Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Gesù indica l’atteggiamento di disinteresse che deve caratterizzare l’ospitalità, e dice così: «Quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi e ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti» (vv. 13-14). Si tratta di scegliere la gratuità invece del calcolo opportunistico che cerca di ottenere una ricompensa, che cerca l’interesse e che cerca di arricchirsi di più. Infatti i poveri, i semplici, quelli che non contano, non potranno mai ricambiare un invito a mensa. Così Gesù dimostra la sua preferenza per i poveri e gli esclusi, che sono i privilegiati del Regno di Dio, e lancia il messaggio fondamentale del Vangelo che è servire il prossimo per amore di Dio. Oggi, Gesù si fa voce di chi non ha voce e rivolge a ciascuno di noi un accorato appello ad aprire il cuore e fare nostre le sofferenze e le ansie dei poveri, degli affamati, degli emarginati, dei profughi, degli sconfitti dalla vita, di quanti sono scartati dalla società e dalla prepotenza dei più forti. […] Così il servizio ai fratelli diventa testimonianza d’amore, che rende credibile e visibile l’amore di Cristo. (Angelus, 28 agosto 2016)

RIFLESSIONE:

Il messaggio del Santo Padre sottolinea l'importanza di un'ospitalità disinteressata e del servizio verso i poveri e gli emarginati, seguendo l'insegnamento di Gesù. Questo invita a scegliere la gratuità invece di cercare vantaggi personali. Il servizio verso gli altri, specialmente i meno fortunati, diventa una testimonianza d'amore e riflette l'insegnamento cristiano di prendersi cura dei più deboli nella società.

F.A.

domenica 5 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 5 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 23,1-12

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:

«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere,perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.

Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.

Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.

Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Gesù denuncia apertamente alcuni comportamenti negativi degli scribi e di alcuni farisei: «Si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze» (vv.6-7). Questa è una tentazione che corrisponde alla superbia umana e che non è sempre facile vincere. È l’atteggiamento di vivere solo per l’apparenza.

Poi Gesù dà le consegne ai suoi discepoli: «Non fatevi chiamare “rabbi”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. […] E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo. Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo» (vv. 8-11).

Noi discepoli di Gesù non dobbiamo cercare titoli di onore, di autorità o di supremazia. Io vi dico che a me personalmente addolora vedere persone che psicologicamente vivono correndo dietro alla vanità delle onorificenze. Noi, discepoli di Gesù non dobbiamo fare questo, poiché tra di noi ci dev’essere un atteggiamento semplice e fraterno. (Angelus, 5 novembre 2017)

RIFLESSIONE:

Il messaggio delle parole del Santo Padre e di Gesù è chiaro: dobbiamo evitare la superbia e la ricerca di onorificenze. Invece, dovremmo coltivare l'umiltà e la fraternità, servendo gli altri con amore e semplicità. Questo ci aiuta a vivere secondo gli insegnamenti di Gesù e a evitare l'attaccamento all'apparenza e alla vanità.

F.A.

sabato 4 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 4 novembre 2023

 Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,1.7-11

 Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.

Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Gesù dice: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: “Cedigli il posto!”…Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto» (Lc 14,8-9). Con questa raccomandazione, Gesù non intende dare norme di comportamento sociale, ma una lezione sul valore dell’umiltà. La storia insegna che l’orgoglio, l’arrivismo, la vanità, l’ostentazione sono la causa di molti mali. E Gesù ci fa capire la necessità di scegliere l’ultimo posto, cioè di cercare la piccolezza e il nascondimento: l’umiltà. Quando ci poniamo davanti a Dio in questa dimensione di umiltà, allora Dio ci esalta, si china verso di noi per elevarci a sé. […]

Non dimentichiamolo: Dio paga molto di più degli uomini! Lui ci dà un posto molto più bello di quello che ci danno gli uomini! Il posto che ci dà Dio è vicino al suo cuore e la sua ricompensa è la vita eterna. «Sarai beato – dice Gesù – … Riceverai la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti» (v. 14). (Angelus, 28 agosto 2016)

RIFLESSIONE:

Le parole del Santo Padre riflettono sull'importanza dell'umiltà, insegnamento tratto dalle parole di Gesù. Questa umiltà ci insegna a non cercare il primo posto, ma a servire gli altri senza aspettarci riconoscimenti terreni. Dio premia l'umiltà con la vita eterna, una ricompensa molto più grande di qualsiasi onore umano. Quindi, l'umiltà è una virtù fondamentale per una vita spirituale equilibrata e per comprendere il vero significato del servizio e dell'amore cristiano.

F.A.

venerdì 3 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 3 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 14,1-6

Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.

Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «E' lecito o no guarire di sabato?» Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.

Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.

PAROLE DEL SANTO PADRE

Questa strada di vivere attaccati alla legge, li allontanava dall’amore e dalla giustizia. Curavano la legge, trascuravano la giustizia. Curavano la legge, trascuravano l’amore. […] Uomini di chiusura, uomini tanto attaccati alla legge, alla lettera della legge, non alla legge, ché la legge è amore; ma alla lettera della legge, che sempre chiudevano le porte della speranza, dell’amore, della salvezza. Uomini che soltanto sapevano chiudere. […] Questa è la strada che ci insegna Gesù, totalmente opposta a quella dei dottori della legge. E questa strada dall’amore alla giustizia, porta a Dio. Invece, l’altra strada, di essere attaccati soltanto alla legge, alla lettera della legge, porta alla chiusura, porta all’egoismo. La strada che va dall’amore alla conoscenza e al discernimento, al pieno compimento, porta alla santità, alla salvezza, all’incontro con Gesù. Invece, questa strada porta all’egoismo, alla superbia di sentirsi giusti, a quella santità fra virgolette delle apparenze. Gesù dice a questa gente: a voi piace farvi vedere dalla gente come uomini di preghiera, di digiuno… Farsi vedere. Per questo Gesù dice alla gente: fate quello che dicono, ma non quello che fanno. […] Gesù si avvicina: la vicinanza è proprio la prova che noi andiamo sulla vera strada. Perché è proprio la strada che ha scelto Dio per salvarci: la vicinanza. Si avvicinò a noi, si è fatto uomo. La carne: la carne di Dio è il segno, la carne di Dio è il segno della vera giustizia, Dio che si è fatto uomo come uno di noi, e noi che dobbiamo farci come gli altri, come i bisognosi, come quelli che hanno bisogno del nostro aiuto. (Omelia da Santa Marta, 31 ottobre 2014)

RIFLESSIONE:

Le parole del Santo Padre, Papa Francesco, riflettono sull'importanza di bilanciare l'osservanza della legge con l'amore e la giustizia. L'attaccamento eccessivo alla lettera della legge può portare all'egoismo e alla chiusura, mentre l'amore, la compassione e la vicinanza agli altri ci conducono alla vera giustizia e alla santità, seguendo l'esempio di Gesù. La chiave sta nell'unire la legge all'amore e nel servizio attivo agli altri.

F.A.

 

giovedì 2 novembre 2023

VANGELO DEL GIORNO 2 novembre 2023

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 6,37-40

In quel tempo, Gesù disse alla folla:

«Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».

PAROLE DEL SANTO PADRE

«La speranza non delude» (Rm 5,5) (…). La speranza ci attira e dà un senso alla nostra vita. Io non vedo l’aldilà, ma la speranza è il dono di Dio che ci attira verso la vita, verso la gioia eterna. La speranza è un’ancora che noi abbiamo dall’altra parte, e noi, aggrappati alla corda, ci sosteniamo (cfr Eb 6,18-20). “Io so che il mio Redentore è vivo e io lo vedrò”. E questo, ripeterlo nei momenti di gioia e nei momenti brutti, nei momenti di morte, diciamo così.

Questa certezza è un dono di Dio, perché noi non potremo mai avere la speranza con le nostre forze. Dobbiamo chiederla. La speranza è un dono gratuito che noi non meritiamo mai: è dato, è donato. È grazia.

E poi, il Signore conferma questo, questa speranza che non delude: «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me» (Gv 6,37). Questo è il fine della speranza: andare da Gesù. E «colui che viene a me, io non lo caccerò fuori perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato» (Gv 6,37-38). Il Signore che ci riceve là, dove c’è l’ancora. La vita in speranza è vivere così: aggrappati, con la corda in mano, forte, sapendo che l’ancora è laggiù. E quest’ancora non delude, non delude.

Oggi, nel pensiero di tanti fratelli e sorelle che se ne sono andati, ci farà bene guardare i cimiteri e guardare su. E ripetere, come Giobbe: “Io so che il mio Redentore è vivo, e io lo vedrò, io stesso, i miei occhi lo contempleranno e non un altro”. E questa è la forza che ci dà la speranza, questo dono gratuito che è la virtù della speranza. Che il Signore la dia a tutti noi. (Omelia, Campo Santo Teutonico, 2 novembre 2020)

 RIFLESSIONE

Le parole del Papa Francesco sottolineano che la speranza è un dono di Dio, un ancoraggio nella vita che ci guida verso la gioia eterna attraverso la fede in Cristo. La speranza ci permette di affrontare le sfide e di trovare conforto nella certezza che il nostro Redentore è vivo. È un messaggio di fiducia nella vita eterna, particolarmente rilevante nei momenti di lutto e commemorazione dei defunti.

F.A.


mercoledì 1 novembre 2023

Celebrazione radiante: La Festa della Luce nella Parrocchia di Flumeri

Ieri sera il 31 ottobre, nella vivace parrocchia di Flumeri, splendidi bambini hanno celebrato con grande entusiasmo la "Festa della Luce". Il nostro caro Don Claudio ha creato un momento unico che ha mescolato riflessione e gioia, offrendo un'alternativa radiante alle oscure festività di Halloween.

Lasciamo perdere la storia lunga e intricata che ci ha portato a festeggiare Halloween e concentriamoci invece sull'importanza di riscoprire e celebrare la solennità di Tutti i Santi, il vero motivo che ha ispirato la  "Festa della Luce". Con la  calorosa risposta da parte di molti bambini e ragazzi la serata è stata semplicemente meravigliosa conclusasi con i fuochi pirotecnici.

Gli adulti hanno potuto cogliere il significato profondo di questa celebrazione, mentre i giovani hanno potuto condividere un momento speciale e gioioso. L'organizzazione di questa "Festa della Luce" ha avuto un duplice scopo, sia educativo che culturale.

Dal punto di vista educativo, è importante ricordare che la crescita dell'anima è strettamente legata a ciò che alimentiamo nei nostri cuori attraverso i nostri sensi. I  cari bambini e giovani hanno davvero bisogno di travestirsi da streghe o immergersi nell'oscurità? O preferiamo riconoscere che siamo fatti per la bellezza, la bontà, la luce e la verità? Questa festa  ha offerto loro uno spazio per abbracciare questi valori, perché nutrono l'anima. Prendere i Santi come modelli, veri esempi di realizzazione umana, contribuisce a elevare e migliorare l'intera umanità.

Sotto il profilo culturale, fino a pochi decenni fa, Halloween era praticamente sconosciuto da noi. Ma quando alcuni interessi economici hanno deciso di importarlo dai paesi anglosassoni con una massiccia campagna pubblicitaria, abbiamo scelto di abbracciarlo senza riflettere. Tuttavia, le Scritture ci esortano a esaminare ciò che incontriamo e a trattenere ciò che è buono. E noi crediamo che un evento che oscura una delle più belle festività cristiane, quella di Tutti i Santi, non sia affatto positivo. Vogliamo incoraggiare nei nostri ragazzi una coscienza critica, libera dagli effimeri condizionamenti della moda. Inoltre, in un'epoca in cui la sensibilità ambientale è così rilevante, producendo ingenti quantità di costumi e gadget inquinanti, forse non è proprio l'ideale.

 F.A.


VANGELO DEL GIORNO mercoledì 1° novembre 2023

Dal Vangelo secondo Matteo  - Mt 5,1-12

 In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:

«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati quelli che sono nel pianto, saranno consolati. Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

PAROLE DEL SANTO PADRE

I santi sono vicini a noi, anzi sono i nostri fratelli e sorelle più veri. Ci capiscono, ci vogliono bene, sanno qual è il nostro vero bene, ci aiutano e ci attendono. Sono felici e ci vogliono felici con loro in paradiso.

Per questo ci invitano sulla via della felicità, indicata nel Vangelo odierno, tanto bello e conosciuto: «Beati i poveri in spirito […] Beati i miti […] Beati i puri di cuore…» (cfr Mt 5,3-8). Ma come? Il Vangelo dice beati i poveri, mentre il mondo dice beati i ricchi. Il Vangelo dice beati i miti, mentre il mondo dice beati i prepotenti. Il Vangelo dice beati i puri, mentre il mondo dice beati i furbi e i gaudenti. Questa via della beatitudine, della santità, sembra portare alla sconfitta. Eppure – ci ricorda ancora la prima Lettura – i santi tengono «rami di palma nelle mani» (v. 9), cioè i simboli della vittoria. Hanno vinto loro, non il mondo. E ci esortano a scegliere la loro parte, quella di Dio che è Santo. (Angelus, 1 novembre 2018)

Riflessione:

Le parole del Santo Padre ci ricordano che i santi sono i nostri veri fratelli e sorelle che ci aiutano sulla strada della felicità eterna. Nonostante il mondo insegni valori diversi, i santi ci mostrano che la vera vittoria è nel seguire le beatitudini del Vangelo, che promuovono la santità attraverso l'umiltà, la purezza e l'amore. Scegliere la parte di Dio, che è Santo, porta alla vera gioia e alla vittoria spirituale.

F.A.

 

martedì 31 ottobre 2023

La festa dei Santi

 

 La festa di Ognissanti, celebrata il 1° novembre, è una festa che unisce il cielo e la terra. Questa solennità è stata diffusa nell'Europa a partire dall'VIII secolo e celebrata anche a Roma dal secolo IX. Rappresenta un'unica festa per tutti i Santi, sia quelli già nel cielo che la Chiesa ancora pellegrinante sulla terra.



 La festa di Ognissanti è un momento di speranza, poiché ci ricorda la nostra chiamata alla santità attraverso il fedele compimento della grazia del battesimo.

 Il significato di questa festa è celebrare coloro che godono dell'eredità della gloria eterna, coloro che hanno vissuto in grazia come figli adottivi di Dio. I Santi sono modelli per noi, poiché hanno accettato di incontrare Gesù attraverso le loro debolezze, sofferenze e tristezze. La beatitudine di vedere Dio è un dono che il sangue di Cristo ha ottenuto per loro. Maria, la Regina di tutti i Santi, li ha guidati lungo questa via di povertà.

 Il Martirologio Romano afferma che con la Solennità di Ognissanti, la Chiesa sulla terra venera la memoria dei Santi nel cielo, tratta il loro esempio, si rallegra della loro protezione e partecipa alla loro vittoria davanti a Dio per l'eternità.

 La Comunione dei Santi rappresenta la partecipazione dei credenti alla vita divina di Dio, che si traduce in una comunione di amore tra le anime. La grazia di Dio apre l'umanità a questa comunione universale, rompendo le divisioni causate dal peccato. I Santi sono modelli di questa comunione e trasparenza nell'amore.

 Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che la Comunione dei Santi è la stessa Chiesa, in cui i credenti formano un corpo unito e condividono i beni spirituali. Cristo è il Capo, e i suoi doni sono comunicati a tutti i membri attraverso i sacramenti. La Comunione dei Santi comprende sia la comunione alle cose sante (sancta) che la comunione tra le persone sante (sancti). I fedeli sono nutriti del Corpo e del Sangue di Cristo per crescere nella comunione dello Spirito Santo e condividerla con il mondo.

F.A.

VANGELO DEL GIORNO martedì 31 0ttobre 2023

Dal Vangelo secondo Luca - Lc 13,18-21

 In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

PAROLE DEL SANTO PADRE

La speranza è questo vivere in tensione, sempre; sapere che non possiamo fare il nido qui: la vita del cristiano è “in tensione verso”. Se un cristiano perde questa prospettiva, la sua vita diventa statica e le cose che non si muovono, si corrompono. Pensiamo all’acqua: quando l’acqua è ferma, non corre, non si muove, si corrompe. Un cristiano che non è capace di essere proteso, di essere in tensione verso l’altra riva, gli manca qualcosa: finirà corrotto. Per lui, la vita cristiana sarà una dottrina filosofica, la vivrà così, lui dirà che è fede ma senza speranza non lo è. […]

Se noi vogliamo essere uomini e donne di speranza, dobbiamo essere poveri, poveri, non attaccati a niente. Poveri. E aperti verso l’altra riva. La speranza è umile, ed è una virtù che si lavora – diciamo così – tutti i giorni: tutti i giorni bisogna riprenderla, tutti i giorni bisogna prendere la corda e vedere che l’ancora sia fissa là e io la tengo in mano; tutti i giorni è necessario ricordare che abbiamo la caparra, che è lo Spirito che lavora in noi con piccole cose. […]

Per questo, la speranza è una virtù che non si vede: lavora da sotto; ci fa andare a guardare da sotto. Non è facile vivere in speranza, ma io direi che dovrebbe essere l’aria che respira un cristiano, aria di speranza; al contrario, non potrà camminare, non potrà andare avanti perché non saprà dove andare. La speranza – questo sì, è certo – ci dà una sicurezza: la speranza non delude. Mai. Se tu speri, non sarai deluso. Bisogna aprirsi a quella promessa del Signore, protesi verso quella promessa, ma sapendo che c’è lo Spirito che lavora in noi. Che il Signore ci dia, a tutti noi, questa grazia di vivere in tensione, in tensione ma non per i nervi, i problemi, no: in tensione per lo Spirito Santo che ci getta verso l’altra riva e ci mantiene in speranza. (Omelia da Santa Marta, 29 ottobre 2019)

Riflessione:

Il Vangelo di oggi presenta due parabole di Gesù che ci insegnano che il Regno di Dio inizia in modo piccolo ma cresce e trasforma gradualmente. Una parabola parla di un granello di senape che diventa un grande albero, offrendo rifugio agli uccelli. L'altra parabola parla del lievito che trasforma l'intera massa di farina. Ci invitano a riconoscere il potenziale di crescita e trasformazione nel Regno di Dio e a contribuire attivamente alla sua espansione attraverso la nostra fede e azione.

F.A.

lunedì 30 ottobre 2023

L'amore, l'adorazione e il servizio: la visione del Papa Francesco per la Chiesa


Nell'omelia pronunciata durante la conclusione dell'Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenutasi il 29 ottobre 2023 nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre Francesco ha condiviso una profonda riflessione sulla fede, la Chiesa e la missione dei credenti. Nel suo discorso, il Papa ha sottolineato l'importanza dell'amore, dell'adorazione e del servizio come pilastri fondamentali della vita cristiana.

Il cuore di tutto, secondo il Papa, è l'amore. Gesù ci ha insegnato il "grande comandamento": amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, e amare il prossimo come se stessi. Questi due comandamenti rappresentano la base della fede cristiana, da cui tutto comincia e a cui tutto ritorna.

Il Santo Padre ci invita a riflettere su due verbi fondamentali: adorare e servire. L'adorazione è vista come la prima risposta all'amore sorprendente e gratuito di Dio. In un mondo che sembra aver perso l'abitudine dell'adorazione, il Papa ci ricorda l'importanza di riconoscere che solo Dio è il Signore e che le nostre vite dipendono dalla tenerezza del suo amore. L'adorazione ci libera dagli idoli che spesso ci ingannano e ci aiuta ad accogliere l'agire imprevedibile di Dio nella nostra vita. Questo atteggiamento di stupore e adorazione dovrebbe essere centrale nella vita della Chiesa.

Il secondo verbo, servire, è altrettanto importante. Il Papa sottolinea che l'amore per Dio e l'amore per il prossimo sono strettamente legati. Non può esistere un'autentica esperienza religiosa che ignora le necessità del mondo. La Chiesa deve essere una Chiesa del servizio, che non richiede una "pagella di buona condotta", ma che accoglie, serve, ama e perdona. Questa visione riflette il Vangelo, mettendo Dio al primo posto e insieme a Lui i poveri e i deboli.

Il Papa chiude l'omelia esprimendo gratitudine per l'Assemblea Sinodale e facendo l'auspicio che la Chiesa possa crescere nell'adorazione di Dio e nel servizio al prossimo. Invita tutti a continuare con gioia la missione di portare la gioia del Vangelo a tutti.

F.A.

VANGELO DEL GIORNO lunedì 30 ottobre 2023

Dal Vangelo secondo Luca    Lc 13,10-17

 In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga in giorno di sabato. C'era là una donna che uno spirito teneva inferma da diciotto anni; era curva e non riusciva in alcun modo a stare diritta.

Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei liberata dalla tua malattia». Impose le mani su di lei e subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.

Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, prese la parola e disse alla folla: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi guarire e non in giorno di sabato».

Il Signore gli replicò: «Ipocriti, non è forse vero che, di sabato, ciascuno di voi slega il suo bue o l'asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che Satana ha tenuto prigioniera per ben diciotto anni, non doveva essere liberata da questo legame nel giorno di sabato?».

Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Riflessione:

 Il Vangelo di Luca ci mostra Gesù guarire una donna durante il sabato, suscitando l'ira del capo della sinagoga. Gesù critica l'ipocrisia di coloro che seguono regole rigide ma trascurano la compassione. Questo ci invita a bilanciare le regole religiose con l'amore per il prossimo, riconoscendo la priorità della misericordia.

F.A.

domenica 29 ottobre 2023

Il cuore ardente della comunità di Flumeri: Un cammino missionario ispirato da Papa Francesco.

La comunità parrocchiale di Flumeri merita un caloroso ringraziamento per aver organizzato per tre domeniche consecutive attività missionarie, concludendo in bellezza domenica 29 ottobre 2023 con una raccolta fondi davvero speciale. Il Gruppo Missionario ha dimostrato impegno, passione e dedizione nell'organizzazione di queste attività che non solo hanno arricchito la vita della comunità ma anche contribuito a una nobile causa.

Il messaggio di Papa Francesco per la 97ª Giornata Missionaria Mondiale 2023 ha guidato e ispirato le attività missionarie del Gruppo. Il Papa ha scelto come tema "Cuori ardenti, piedi in cammino," prendendo ispirazione dal racconto dei discepoli di Emmaus, nel Vangelo di Luca. Questi due discepoli, confusi e delusi, incontrarono Cristo nella Parola e nel Pane spezzato. Questo incontro accese in loro l'entusiasmo per annunciare la risurrezione del Signore. Il messaggio del Papa sottolinea tre aspetti importanti per i discepoli missionari: cuori ardenti, occhi aperti e piedi in cammino.

I cuori ardenti rappresentano l'importanza della Parola di Dio nella missione. La conoscenza delle Scritture è essenziale per la vita cristiana e per l'annuncio del Vangelo. Il Papa esorta tutti a lasciarsi guidare dal Signore risorto, che spiega il senso delle Scritture e fa ardere i cuori con il suo amore.

 Gli "occhi aperti" rappresentano il riconoscimento di Gesù nello spezzare del pane, sottolineando il ruolo  dell'Eucaristia nella missione.

 Infine, "piedi in cammino" rappresentano la gioia di condividere il Vangelo con il mondo. Questa missione richiede la cooperazione di tutti i membri della Chiesa, a ogni livello, e coinvolge l'azione missionaria per eccellenza. La Chiesa è chiamata a evangelizzare ogni persona e ogni popolo fino ai confini della terra. L'amore di Cristo è ciò che spinge questa missione.

Il messaggio del Papa è un richiamo alla missione costante della Chiesa di annunciare il Vangelo a tutti. La comunità parrocchiale di Flumeri, attraverso le attività missionarie del Gruppo Missionario e la raccolta fondi per le missioni nei Paesi in via di sviluppo, ha risposto con cuori ardenti, occhi aperti e piedi in cammino. Grazie alla vostra generosità e dedizione, avete contribuito a portare il messaggio di amore, speranza e salvezza a coloro che ne hanno più bisogno. La vostra azione è un esempio di come la missione della Chiesa può essere vissuta e condivisa con il mondo.

 Quindi, la comunità parrocchiale di Flumeri merita un plauso per il suo impegno missionario.  Bisogna continuare a portare la luce del Vangelo ovunque. La  testimonianza è un segno dell'amore di Cristo per il mondo, e l’ impegno nell'aiutare le missioni nei Paesi in via di sviluppo è un atto di carità che rende onore al Vangelo che annunciate.

F.A.

 

 

 

 


 

sabato 28 ottobre 2023

LA LITURGIA DEL GIORNO domenica 29 ottobre 2023

XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Grado della Celebrazione: DOMENICA
Colore liturgico: Verde

Antifona d'ingresso
Gioisca il cuore di chi cerca il Signore.
Cercate il Signore e la sua potenza,
cercate sempre il suo volto. (Sal 104,3-4)

Colletta
Dio onnipotente ed eterno,
accresci in noi la fede, la speranza e la carità,
e perché possiamo ottenere ciò che prometti,
fa' che amiamo ciò che comandi.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell'unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli.
.

PRIMA LETTURA
Se maltratterete la vedova e l’orfano, la mia ira si accenderà contro di voi.

Dal libro dell’Èsodo

Così dice il Signore:
«Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto.
Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido, la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada: le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani.
Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse.
Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo? Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò, perché io sono pietoso».

Parola di Dio

SALMO RESPONSORIALE
Rit: Ti amo, Signore, mia forza.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato.

SECONDA LETTURA
Vi siete convertiti dagli idoli, per servire Dio e attendere il suo Figlio.

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési

Fratelli, ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.
E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, così da diventare modello per tutti i credenti della Macedònia e dell’Acàia.
Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.
Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

Parola di Dio

Canto al Vangelo (Gv 14,23)
Alleluia, alleluia.
Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui.
Alleluia.

VANGELO
Amerai il Signore tuo Dio, e il tuo prossimo come te stesso.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?».
Gli rispose: «“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”. Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

Preghiera dei fedeli
(Dall'Orazionale CEI 2020)
Innalziamo unanimi la nostra preghiera al Padre, ricco di misericordia, perché continui a vegliare su di noi con provvidente tenerezza.
Preghiamo insieme e diciamo: Benedici la tua Chiesa, Signore.

1. Per la santa madre Chiesa: nella fedele testimonianza di tutti i battezzati sia nel mondo il segno efficace dell’amore di Dio che salva. Preghiamo.
2. Per i ministri della Chiesa: con instancabile sollecitudine ricerchino i fratelli che si sono smarriti, per offrire loro la gioia del perdono. Preghiamo.
3. Per i popoli della terra: si spengano rivalità e violenze e cresca l’impegno sincero per il bene comune nella giustizia e nella pace. Preghiamo.
4. Per i giovani delusi da false promesse: nasca in loro un ardente desiderio di cercare Gesù Cristo con apertura d’animo e senza pregiudizi. Preghiamo.
5. Per noi qui riuniti: donaci di attendere con perseveranza il ritorno del Cristo glorioso, servendolo sofferente nella carne dei fratelli. Preghiamo.

O Padre, donaci di camminare sotto la guida del tuo Spirito, e fa’ che ci rallegriamo per i germi di bene che spargi nel cuore di ogni uomo. Per Cristo nostro Signore.

Preghiera sulle offerte
Guarda, o Signore, i doni che ti presentiamo,
perché il nostro servizio sacerdotale
renda gloria al tuo nome.
Per Cristo nostro Signore.

 

Antifona di comunione
Esulteremo per la tua vittoria
e nel nome del nostro Dio alzeremo i vessilli. (Sal 19,6)

Preghiera dopo la comunione
Si compia in noi, o Signore,
la realtà significata dai tuoi sacramenti,
perché otteniamo in pienezza
ciò che ora celebriamo nel mistero.
Per Cristo nostro Signore.

VANGELO DEL GIORNO SABATO 28 OTTOBRE 2023

Dal Vangelo secondo Luca Lc 6,12-19 
 <<In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti. >>

 PAROLE DEL SANTO PADRE
 I Vangeli ci mostrano quanto la preghiera sia stata fondamentale nella relazione di Gesù con i suoi discepoli. Ciò appare già nella scelta di coloro che poi diverranno gli Apostoli. Luca colloca la loro elezione in un preciso contesto di preghiera e dice così: «In quei giorni egli se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli» (6,12-13). Gesù li sceglie dopo una notte di preghiera. Pare che non ci sia altro criterio in questa scelta se non la preghiera, il dialogo di Gesù con il Padre. A giudicare da come si comporteranno poi quegli uomini, sembrerebbe che la scelta non sia stata delle migliori perché tutti sono fuggiti, lo hanno lasciato da solo prima della Passione; ma è proprio questo, specialmente la presenza di Giuda, il futuro traditore, a dimostrare che quei nomi erano scritti nel disegno di Dio. Continuamente riaffiora nella vita di Gesù la preghiera in favore dei suoi amici. Gli Apostoli qualche volta diventano per Lui motivo di preoccupazione, ma Gesù, come li ha ricevuti dal Padre, dopo la preghiera, così li porta nel suo cuore, anche nei loro errori, anche nelle loro cadute. In tutto questo scopriamo come Gesù sia stato maestro e amico, sempre disponibile ad attendere con pazienza la conversione del discepolo. (Udienza generale, 2 giugno 2021) 
RIFLESSIONE

Le parole del Santo Padre evidenziano l'importanza della preghiera nella vita di Gesù e nella sua relazione con gli Apostoli. La preghiera ha guidato le scelte di Gesù, dimostrando la Sua profonda relazione con il Padre celeste. Anche quando gli Apostoli commettevano errori, Gesù pregava per loro, dimostrando pazienza e amore. Questo ci insegna l'importanza della preghiera nella nostra vita e il suo ruolo nel nostro rapporto con Dio e gli altri.

F.A.

venerdì 27 ottobre 2023

VANGELO DEL GIORNO VENERDÌ 27 OTTOBRE 2023

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 12,54-59

In quel tempo, Gesù diceva alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

PAROLE DEL SANTO PADRE

È proprio della saggezza cristiana conoscere questi cambiamenti, conoscere i diversi tempi e conoscere i segni dei tempi. Cosa significa una cosa e cosa un’altra. E fare questo senza paura, con la libertà. (...)Questo è un lavoro che di solito noi non facciamo: ci conformiamo, ci tranquillizziamo con ‘mi hanno detto, ho sentito, la gente dice, ho letto…’. Così siamo tranquilli… Ma qual è la verità? Qual è il messaggio che il Signore vuole darmi con quel segno dei tempi? Per capire i segni dei tempi, prima di tutto è necessario il silenzio: fare silenzio e osservare. E dopo riflettere dentro di noi. Un esempio: perché ci sono tante guerre adesso? Perché è successo qualcosa? E pregare… Silenzio, riflessione e preghiera. Soltanto così potremo capire i segni dei tempi, cosa Gesù vuol dirci. (...)I tempi cambiano e noi cristiani dobbiamo cambiare continuamente. Dobbiamo cambiare saldi nella fede in Gesù Cristo, saldi nella verità del Vangelo, ma il nostro atteggiamento deve muoversi continuamente secondo i segni dei tempi. Siamo liberi. Siamo liberi per il dono della libertà che ci ha dato Gesù Cristo. Ma il nostro lavoro è guardare cosa succede dentro di noi, discernere i nostri sentimenti, i nostri pensieri; e cosa accade fuori di noi e discernere i segni dei tempi. Col silenzio, con la riflessione e con la preghiera. (Omelia Santa Marta 23 ottobre 2015).

Riflessione:
Papa Francesco sottolinea l'importanza della saggezza cristiana nel comprendere i cambiamenti nel mondo e nel riconoscere i "segni dei tempi." La saggezza cristiana implica riconoscere che il mondo è in costante evoluzione e che la fede deve adattarsi dinamicamente a questi cambiamenti. Ciò richiede consapevolezza degli eventi e delle tendenze attuali, con riflessione e preghiera. L'invito è a evitare la paura e la conformità, cercando di discernere in modo indipendente la verità. La libertà comporta la responsabilità di cercare la volontà di Dio attraverso il silenzio, la riflessione e la preghiera. Papa Francesco suggerisce di rimanere saldi nella fede e nei principi del Vangelo, ma di adattare la risposta alle circostanze mutevoli, con flessibilità, discernimento e apertura all'ispirazione dello Spirito Santo. Questo approccio aiuta a comprendere i segni dei tempi e a rispondere in modo autentico e responsabile alle sfide contemporanee.

F.A.

giovedì 26 ottobre 2023

VANGELO DI GIOVEDì 26 OTTOBRE 2023

Dal Vangelo secondo Luca 
Lc 12,49-53

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

PAROLE DEL SANTO PADRE

Gesù dice ai discepoli: «Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione» (Lc 12,51). Che cosa significa questo? Significa che la fede non è una cosa decorativa, ornamentale; vivere la fede non è decorare la vita con un po’ di religione, come se fosse una torta e la si decora con la panna. No, la fede non è questo. La fede comporta scegliere Dio come criterio-base della vita, e Dio non è vuoto, Dio non è neutro, Dio è sempre positivo, Dio è amore, e l’amore è positivo! Dopo che Gesù è venuto nel mondo non si può fare come se Dio non lo conoscessimo. Come se fosse una cosa astratta, vuota, di referenza puramente nominale; no, Dio ha un volto concreto, ha un nome: Dio è misericordia, Dio è fedeltà, è vita che si dona a tutti noi. Per questo Gesù dice: sono venuto a portare divisione; non che Gesù voglia dividere gli uomini tra loro, al contrario: Gesù è la nostra pace, è la nostra riconciliazione! Ma questa pace non è la pace dei sepolcri, non è neutralità, Gesù non porta neutralità, questa pace non è un compromesso a tutti i costi. Seguire Gesù comporta rinunciare al male, all’egoismo e scegliere il bene, la verità, la giustizia, anche quando ciò richiede sacrificio e rinuncia ai propri interessi. E questo sì, divide; lo sappiamo, divide anche i legami più stretti. Ma attenzione: non è Gesù che divide! Lui pone il criterio: vivere per se stessi, o vivere per Dio e per gli altri; farsi servire, o servire; obbedire al proprio io, o obbedire a Dio. Ecco in che senso Gesù è «segno di contraddizione» (Lc 2,34). Dunque, questa parola del Vangelo non autorizza affatto l’uso della forza per diffondere la fede. È proprio il contrario: la vera forza del cristiano è la forza della verità e dell’amore, che comporta rinunciare ad ogni violenza. Fede e violenza sono incompatibili! Fede e violenza sono incompatibili! Invece fede e fortezza vanno insieme. Il cristiano non è violento, ma è forte. E con che fortezza? Quella della mitezza, la forza della mitezza, la forza dell’amore. (Angelus, domenica 18 agosto 2013)

Riflessione: Questo passo del Vangelo ha un grande significato teologico e richiede una riflessione approfondita. Gesù parla ai suoi discepoli e afferma che è venuto a gettare fuoco sulla terra e che desidera che questo fuoco sia già acceso.
Il Papa, nel suo commento, sottolinea che la fede non è una cosa superficiale o decorativa nella vita di una persona.
Il passo non intende giustificare l'uso della forza per diffondere la fede, ma sottolinea che la vera forza del cristiano sta nella verità e nell'amore. La fede e la violenza sono incompatibili, ma la fede e la forza della mitezza e dell'amore vanno di pari passo. Il cristiano è chiamato a essere forte nella testimonianza della sua fede, ma questa forza deve essere esercitata con la mitezza e l'amore, non con la violenza.

Dunque, Gesù ci invita a considerare che la fede è una scelta che può portare a divisioni, ma queste divisioni non sono causate da Lui. La divisione avviene quando le persone scelgono tra seguire Dio o seguire il proprio egoismo. La vera forza del cristiano risiede nell'amore, nella verità e nella mitezza, e non nell'uso della forza o della violenza per imporre la fede.

F.A.


LA LITURGIA DEL GIORNO domenica 31 luglio 2022

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: Verde Antifona d'ingresso O Dio,...