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martedì 12 maggio 2020

DIO CI CHIAMA PER NOME PERCHÉ CI AMA


 È IMPORTANTE RICONOSCERE LA VOCE DI DIO  PER POTERLO SEGUIRE

Gesù chiama i suoi discepoli mentre stanno svolgendo il loro lavoro, li chiama per nome, li chiama a seguirlo per la sua strada invitandoli a lasciare quanto hanno ottenuto e consolidato con la vita che fino a quel momento avevano condotto per affacciarsi alla novità che verrà loro annunciata e prepararsi alla missione di cui saranno protagonisti. La chiamata diventa quindi motivo di conversione che fa volgere il proprio sguardo verso Gesù desiderando di seguirlo ed amarlo avendolo come punto di riferimento per la vita. 

RIFLESSIONE

Tante volte nell’arco di una giornata sentiamo pronunciare il nostro nome, all’ udirlo, la nostra reazione naturale è quella di mettersi in “allerta” e sintonizzare la nostra capacità di ascolto verso la persona che ci ha chiamati. Alcune volte, però, pur accorgendoci che qualcuno ha pronunciato il nostro nome, preferiamo far finta di nulla. Altre volte siamo talmente presi dalle nostre cose, dai nostri affanni quotidiani che addirittura non ci accorgiamo che qualcuno ci sta chiamando, richiede la nostra attenzione perché ha qualcosa di importante da dirci. È pur vero che oggi il mondo che ci circonda fa tanto chiasso con le sue mode ed i suoi idoli che diventa anche difficile accorgersi che qualcuno di importante sta pronunciando anzi sta urlando con forza il nostro nome. Come facciamo quindi ad accorgerci che qualcuno ci chiama? Come riconosciamo chi è? E se fosse proprio Dio? Sintonizziamoci sulla frequenza esatta e facciamo silenzio, intorno a noi e dentro il nostro cuore: Dio ci parla, ogni giorno ed in ogni modo… noi abbiamo la forza di ascoltarlo e soprattutto di risponderlo? Dio è paziente, aspetta e non pretende risposta. Ma il suo invito, il suo “vieni e seguimi” è sempre valido, non c’è peccato che tenga, la sua misericordia cancella tutto. La stessa misericordia sperimentata nel battesimo e della quale vogliamo essere testimoni per il mondo confermandoci nella fede con la cresima. La dinamica del nostro incontro con il Signore è proprio questa: cercare, seguire, dimorare. Queste sono anche le attitudini essenziali per conoscere e vivere l’amore. L’amore è cercato dal desiderio, deve essere seguito su cammini a volte faticosi e pieni di contraddizioni, ma, se lo si segue, alla fine lo si conosce e in esso si resta, si dimora.

RIFERIMENTI BIBLICI     Gv 1,35-39 5

Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa Maestro -, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Seguire qualcuno senza garanzie non è mai facile, occorre, per farlo, tanta fiducia e riconoscere che chi ti sta chiamando vuole il tuo bene: è quello che capita a Giovanni e ai discepoli che senza se e senza ma all’invito di Gesù “Venite e Vedrete” andarono senza indugio, ricevendo in cambio della loro fiducia, o per meglio dire, della loro Fede, la scoperta della dimora di Cristo; ed entrare nella dimora di Cristo significa entrare in intimità con Lui, mettersi in relazione: significa penetrare nel Suo mistero lasciandolo entrare dentro il nostro cuore.

CITAZIONI

Ecco perché è importante rivolgersi ad una persona chiamandola per nome di Elena Bernabè

http://www.eticamente.net/9599/ecco-perche-e-importante-chiamare-una-persona-per-nome.html

 

“Soltanto l’uomo di cui viene pronunciato il nome è vivo”

Spesso ci ritroviamo a frequentare tante persone ma chiamiamo per nome solo poche di loro. Utilizziamo, rivolgendoci a loro, nomignoli, soprannomi, a volte il cognome ma mai il nome di nascita di quella determinata persona. Se ci pensate può capitare anche che con un particolare parente, con un amico, con un collega tendiamo, rivolgendoci a lui, a non usare nessun tipo di nome: troviamo il modo più o meno consapevole di parlare con lui senza nominarlo mai! Eppure il nome di una persona è di fondamentale importanza: una semplice parola racchiude in sé stessa tutta la storia di un individuo, la storia della sua famiglia d’origine, la sua individualità. Rivolgersi a qualcunochiamandolo per nome è un modo per farlo sentire presente, per richiamare tutto il suo essere, per non etichettarlo in un modo o nell’altro ma per viverlo nella sua completezza. Può sembrare banale ma il semplice chiamare una persona per nome riesce a destare tutta la persona: chi pronuncia il nome riconosce all’altro tutta la sua individualità e chi si sente chiamato si veste finalmente del proprio essere. Provate a pensare all’investimento d’amore e di riflessione che scaturisce dalla decisione di chiamare il proprio figlio con quel nome che lo accompagnerà per tutta la vita e a come quel bambino si desterà fisicamente, mentalmente e dal punto di vista dell’anima ogni qualvolta si sentirà chiamato così. Le parole hanno un potere straordinariamente potente: possono curare o annientare, sollevare o distruggere. Proprio per questo motivo il nome di ogni individuo è come la veste del suo essere e nominarlo vuol dire riconoscerlo. Riconoscere una persona è già una gran cosa: vuol dire rispettarla, sentirla, ascoltarla… Capita spesso nelle coppie di innamorati, per esempio, che un individuo perda la sua individualità e ciò si manifesta anche nel non sentirsi chiamato per nome. Nomignoli come “amore“, “tesoro” e via dicendo sono nomignoli teneri e affettuosi che però non devono mai sostituire il nome dell’altra persona poichè chi abbiamo vicino è sì il nostro compagno d’amore ma è anche e soprattutto una persona con la propria individualità. Anche in altri ambiti può accadere d’identificare una persona non come se stessa ma solo ed esclusivamente con il ruolo che riveste: in ambito lavorativo sono diffusi soprannomi tra i colleghi e l’utilizzo del cognome quando un individuo di ordine superiore (dal punto di vista lavorativo) si relaziona ad un suo subordinato, stessa cosa avviene in ambiente scolastico tra alunni e alunni e tra maestro e alunni.

“Il nome di un uomo non è come un mantello che gli sta penzolante e che gli si può strappare o cacciare di dosso, ma una veste perfettamente adatta, o come la pelle concresciutagli che non si può graffiare senza far male anche a lui.” (Goethe)

Fate l’esperimento di chiamare per nome quella persona che non chiamate mai per nome: in lei si smuoverà di sicuro qualcosa e anche voi vi relazionerete con lei in modo diverso. E se l’esperimento viene fatto con voi, all’ascolto del vostro nome pronunciato da quella particolare persona che fino ad ora vi aveva chiamato in altro modo, i vostri occhi si illumineranno e con loro il vostro sentirvi importanti, presenti, considerati. Spesso basta poco, pochissimo, per donare un po’ di dignità a se stessi e agli altri. Dobbiamo riprenderci la valenza fondamentale del nome d’origine per riprenderci le nostre radici, perché solo avendole bene in mente, nel cuore e nell’anima possiamo dare vita a rami forti, espansi e liberi.

Il mio nome pronunciato da lui, con la sua voce roca e fonda, il mio nome che nasceva dalla sua pancia e passava attraverso la sua gola era il più bello del mondo, infondeva coraggio alla mia misera persona, scivolava dentro di me e mi definiva, mi dava luogo e tempo, e un’origine certa.” (Margaret Mazzantini)

DOMANDE  PER GIOVANI

1  Quante volte veniamo chiamati nell’arco di una giornata? Quante volte siamo chiamati per cose serie e quante volte per cose superflue?

2- Ti è mai capitato di sentirti chiamare e di ignorare la chiamata? Perché? Quali sensazioni hai provato?

3-  Pensa alla parola chiamata ed immaginala nella tua mente: vedi solo una chiamata esterna, fatta da un’altra persona o ti senti anche chiamare da dentro?

4-  Come immagini che ti chiami Dio?

5- Ti sei mai sentito chiamare da Lui? L’hai accolto o hai fatto finta di niente?

 

PREGHIERA

Signore Gesù, ti prego:

fa che anche oggi

possa incontrarti sulla mia strada,

fa che il tuo amore continui

a modellare il mio cuore.

L’ascolto della tua Parola

mi faccia ritrovare

la freschezza della decisione

di seguirti ovunque tu mi conduci.

Suscita in me il desiderio di incontrarti e

sempre più gioia nello stare con te

senza stare a misurare il tempo

con il cronometro.

Voglio ringraziarti per le persone buone

che mi hanno parlato di te

e mi hanno trasmesso in modo semplice

la loro fede e la gioia di averti incontrato.

Donami sempre attenzione

e apertura di cuore

perché la fede viene dall’ascolto.


mercoledì 8 aprile 2020

PERDERSI NELL ’AMICIZIA

In questo particolare momento, chiusi nelle nostre case per isolamento o in quarantena, risulta utile la lettura di alcun classici sul tema dell' amicizia.
Cicerone, in Laelius de amicitia si immagina un dialogo filosofico di Gaio Lelio nel 129 a.C. con i suoi generi Gaio Fannio Strabone e Quinto Mucio Scevola, dopo la morte di Scipione Emiliano. Nel corso dell’incontro emergono tutte le grandi problematiche sui meccanismi dell’amicizia. Cicerone ci offre un vero e proprio trattato pratico dove, partendo dal valore della gratuità e della sincerità anteposta ad ogni interesse particolare, da delle vere proprie istruzioni su come costruire una relazione con un amico. Cicerone scrive : “Chi concepisce l’amicizia in funzione dell’interesse distrugge il suo vincolo più dolce, perché noi non godiamo tanto dall’utilità che ci viene dall’amico, quanto dal suo stesso affetto; e quel che ci viene da lui è gradito, quando ci viene assieme al suo amore.”
L'  altro autore è Montaigne che nei Saggi  Dell' amicizia descrive i comportamenti degli esseri umani nella dittatura.
L' amicizia rappresenta un  antidoto contro la solitudine che proviamo nel distanziamento personale a cui siamo costretti per evitare la diffusione del coronavirus. Oggi ognuno di noi può mettere un freno alla tristezza e alla paura prendendosi cura del proprio amico e andando a ricercare, con una mail o una videochiamata, chi non sentiamo da molto tempo o chi intuiamo che se ne stia in silenzio perché ha perso il suo coraggio.
In questa emergenza  venendo meno la possibilità di fare comunità nella scuola, nella parrocchia,  nei cinema, nei teatri, ci accorgiamo che quando si è soli si diventa poca cosa perché l’uomo è nato per essere un animale sociale.
C’è però una uscita di sicurezza che ci permette di ritrovare la forza e la speranza. È quella di ricuperare un rapporto individuale con un amico. È un modo per prendersi cura di una persona prossima che ha bisogno di essere sostenuta e sollevata di morale. Ci accorgiamo così di essere indispensabili per il suo umore, per dare un senso alla sua giornata. Chiacchierando con lui avremo la sensazione di avergli fatto del bene in queste circostanze difficili. Saremo stati così il medico di un’anima inquieta. L’amicizia con l’altro dà senso e forza alla nostra vita. È tutt’altra cosa il nostro viaggio nella vita rimanendo fedeli ad un amico. 
L’amicizia ai tempi del Coronavirus non ha però solo un valore esistenziale, ma incredibilmente assume un significato politico per la società intera.
Sui social leggiamo tante parole malvagie di chi ama creare le sue piccole tribù e lanciare anatemi contro il nemico di turno.
Ci accorgiamo spesso che anche i nostri amici si lasciano qualche volta trascinare da queste reazioni.
Sono la punta di un iceberg dei gravi rischi che corre l’intera umanità. Ci sono molti, in tutti gli angoli del pianeta, che invece di ricercare la massima solidarietà contro un nemico comune sono più preoccupati di cercare delle occasioni per aizzare l’odio e le contrapposizioni a livello politico e umano. Ritengono che per salvarsi ognuno dovrebbe prima pensare a se stesso, come è accaduto quando i naufraghi del Titanic gettavano in mare perfino i propri conoscenti per prendere un posto sulle scialuppe di salvataggio. Vogliono affrontare la guerra al virus con nuove guerre tra gli uomini.
Il gusto e il piacere dell’amicizia può essere un terapia a tutto questo.

domenica 8 marzo 2020

AMICIZIA TRADITA

FINALITA’ EDUCATIVA
Comprendere  che l’amicizia, insieme all’ amore, è uno di quei rapporti umani che alimenta la nostra ricchezza interiore, che dà senso alla vita. Valutare la sensazione di abbandono  e di  di vuoto che si avverte  quando ci accorgiamo del tradimento di un amico. Che fare allora? È possibile perdonare?


L’amicizia si nutre di fiducia. Nella crescita, il primo ostacolo che incontriamo è imparare a fidarci delle persone che ci circondano. Come potrebbe, infatti, una persona rivelare i propri pensieri e i sentimenti profondi se temesse di essere rifiutata o tradita? La fiducia e l’amicizia vanno di pari passo. E con esse cammina insieme anche la lealtà. Nell’ amicizia niente è più lodevole della lealtà, essa è la nutrice e la custode della vera amicizia. Un aspetto particolare e importante dell’amicizia è la riservatezza. Fa molto male ascoltare qualcuno sciorinare segreti confidati ad un amico. Perciò: «Se pungi un occhio lo fai piangere, se tocchi qualcuno sul vivo reagirà duramente. Se tiri sassi agli uccelli scappano, se insulti un amico l'amicizia è finita…Anche se hai usato la spada contro un amico, non disperare: potete tornare amici. Se hai criticato un amico a tu per tu, non temere perché potete riconciliarvi; invece se l'hai insultato con arroganza, se hai tradito le sue confidenze o l'hai attaccato a tradimento, qualsiasi amico se ne andrà» (Sir 22,19-22).
CANZONI E VIDEO
Mostrare il video Sull’amicizia di Massimo Troisi
Nell’ amicizia si possono anche compiere errori, si può essere egoisti, si può addirittura tradire. Ti è mai successo? Cosa hai fatto?
Aprire la condivisione con gli adolescenti senza cadere in colpevolizzazioni o giudizi affrettati su altre persone.
In un tempo adeguato chiedere agli adolescenti che scelgano fra le seguenti canzoni quella nella quale si sentono meglio rappresentati spiegando perché.
Bell’amica (Gianna Nannini): riferita a un’amica che ruba il ragazzo
C’è qualcosa che non va (Finley): dedica a un amico che ha fatto una cosa sbagliata rovinando un’amicizia.
Don’t speak (No Doubt): parla di due amici e lei dice a lui che si sente come se fosse la fine del loro rapporto, e che non vuole delle spiegazioni perché le farebbe male solo a parlarne.
Girlfriend (Avril Lavigne): riferita a un’amica che ruba il ragazzo.
Ha ha you’re dead (Green Day): potrebbe essere riferita alla morte di un’amicizia
Invidia (Laura Bono): riferita a un’amica che vorrebbe rubarvi il ragazzo
Me ne fotto (Olli Vincent): un chiaro messaggio a chi parla alle spalle dell’amico
Mezze verità (Sottotono): per quelli che non danno niente senza ricevere qualcosa in cambio
Ti voglio bene (Tiziano Ferro): fine dell’amicizia con una delle tre persone a lui più care.
Thank you (Simple Plan): parla di un’amicizia tradita e che l’altro un giorno rimpiangerà di aver perso.
Shamandalie (Sonata Arctica): un’amicizia finita male
No it isn’t (Plus 44): un’amicizia finita male e la delusione conseguente


AMICIZIA TRADITA NELLA VITA, NEI LIBRI E NELLA LETTERATURA

di Ylenia Jessica Micale Scrittori, poeti, saggisti, uomini e donne, sin dai tempi più remoti hanno discusso vivamente su uno dei sentimenti universali più importanti, l’amicizia, immortalando i loro pensieri nelle loro opere o tra le pagine di qualche romanzo che non passa mai di moda, proprio per il valore intrinseco di questo sentimento. Tutti sappiamo cos’è l’amicizia ma pochi l’hanno conosciuta veramente. Quel che è certo è che essa è una merce rara. Come ogni cosa c’è sempre la possibilità che venga corrotta da altri fattori, quali l’opportunismo e la convenienza. Si considerano amici quelli con cui è possibile scambiarsi i favori, divertirsi e ridere insieme, coloro da cui si spera di ottenere un qualcosa o coloro con cui si resta in contatto per non rimanere soli senza, però, realizzare mai un vero dialogo. Ma la vera amicizia cos’è? Il buon Aristotele l’ha definita un "frutto che matura lentamente" e in questo non può che aver ragione, così come ha ragione la scrittrice Susanna Tamaro che la paragona ad una tazza annerita dal tempo, costruita con pazienza e fedeltà, metaforicamente intesi come un mattone e una radice, poiché la pazienza è l’antidoto alla fretta, la fedeltà al consumo. Naturalmente gli esseri umani non sono perfetti e gli errori sono inevitabili. Crescendo impariamo a conoscere le delusioni e i tradimenti ma ciò non deve impedirci di credere in questo sentimento o di sperare in nuove amicizie. Come scrisse Epicuro "non è da stimare né chi s'abbandona con facilità all'amicizia né chi vi esita, ma è necessario correre rischi per amore dell'amicizia." Il segreto dell’amicizia, secondo Jean de la Bruyère, sta nel perdonarsi scambievolmente i piccoli difetti. Per l’appunto, i piccoli difetti possono essere perdonati ma, per ciò che concerne i tradimenti veri e propri, il perdono si fa più ostico. Gesù è stato capace di perdonare Giuda, il suo infimo traditore, e insegna il perdono… ma quanti di noi sono veramente disposti a perdonare?
Dipende dalla tipologia di tradimento risponderebbe qualcuno. Se fosse ancora vivo, Dante risponderebbe che "tradire chi si fida di noi è molto più grave che tradire colui che sta sull'avviso". Non ha simpatia il poeta per i traditori che colloca nell'abisso più profondo dell’Inferno. Ma tradire l'amico, secondo il suo parere e quello di molti, significa commettere il crimine più imperdonabile. All’interno della grande varietà di opere letterarie che affrontano questo tema, si può citare l’opera shakespeariana Othello e ricordare il tradimento di Iago nei confronti del suo signore. Ecco, Lago rappresenta il classico machiavellico, figura del male che cerca di manipolare Othello, con la sua finta amicizia. Infatti, egli stesso confessa, nell’atto I dell’opera, che certuni "prodigando ai padroni le apparenze dello zelo, riescono a fare il proprio interesse, e quando si son foderati i mantelli, fanno omaggio a se medesimi". Dice anche: "questa è gente d'un certo carattere, e confesso che io sono uno di costoro, perché, signor mio, com'è certo che siete Roderigo, se io fossi il Moro non vorrei esser Iago, ché servendo lui, io servo me solo". Attraverso questa tragedia, e in generale attraverso tutte le intrigate vicende shakespeariane, è curioso e interessante scoprire i marchingegni della mente umana che condizionano anche la nostra quotidianità Un libro che negli ultimi anni ha riscontrato una certa eco nella scena letteraria è sicuramente Il cacciatore di aquiloni, primo romanzo dello scrittore americano di origine afgana Khaled Hosseini, pubblicato in Italia nel 2004. Si tratta di una storia di amicizia tra due bambini che poi diventano due uomini, di un tradimento e di un rimorso che rimarrà sempre nell’animo di uno dei protagonisti. La guerra fa da sfondo a tutto il romanzo. E’ banale pensare di poter riassumere il libro in poche parole: solamente con un’accurata lettura è possibile comprendere la profondità della storia e cogliere le sfumature che fanno la differenza. Quando perdiamo un amico, quando siamo feriti da un suo inatteso tradimento, quanto ci piacerebbe pensare che un giorno la sorte ci rivelerà di colpo che quel tradimento non è mai veramente avvenuto per poter così ricomporre i cocci del nostro animo ferito. Quanto vorremmo scoprire che si è solo trattato di un malinteso, di uno sbaglio proprio come accade nel romanzo l’Amico Ritrovato di Fred Uhlman e poterci così, come il protagonista Hans Schwarz, quantomeno riappacificare con la memoria del nostro vecchio amico. Talvolta la vita ci fa questi regali…

ATTIVITÀ E DINAMICA
“L’amicometro” Tutti i ragazzi sono forniti di un foglio e una penna. Sul foglio dovranno costruire una tabella contenente i nomi di tutti i ragazzi presenti (proprio compreso) . A turno, in cerchio, ogni ragazzo avrà a disposizione 30 secondi per rispondere ad una domanda sull’amicizia che sarà uguale per tutti
¨ Come ti comporteresti se un amico… ? In base alla risposta, gli altri ragazzi daranno un voto al grado di amicizia che quest’ultimo sa esprimere che va da 0 a 100. Anche il ragazzo interpellato dovrà darsi un voto. Alla fine, in maniera anonima, verranno raccolte le schede e sommati i risultati stilando un classifica. Su questa classifica si potrebbe intavolare una discussione sul perché qualcuno viene reputato meno amico di un altro.
«Più del burro untuosa han la bocca, ma solo guerra covano in cuore. Più fluide dell'olio le loro parole, che sono invece spade sguainate» (v. 22). L 'antitesi tra immagini pacifiche, rotonde, fluide e immagini belliche, metalliche e secche rende simbolicamente il dramma dell'ipocrisia che questo supplica esprime in forma vivissima. Alla base, infatti, c'è la storia di un tradimento: «Non è un nemico che mi ha insultato, l'avrei sopportato! Ma sei tu, mio caro compagno, tu altro me stesso, mio amico, confidente mio, legato a me da dolce amicizia» (vv. 13-15). Tutto il lessico dell'amicizia e dell'intimità è qui concentrato per rendere più amara la sorpresa del tradimento. Di fronte al crollo di questo valore sacro il poeta vede piombare nel buio tutto il suo mondo. Gerusalemme stessa gli sembra la città del delitto ove fanno la ronda Rissa e Violenza, al cui centro siedono Crimine, Sciagura e Malizia, mentre la spianata del Tempio è occupata da oppressione e Frode (vv. 10- 12). Il desiderio è quello di avere ali di colomba per fuggire nel deserto, lontano da questo mondo traditore.
Salmo 55
Preghiera di un uomo tradito e umiliato
1 Al maestro del coro. Per strumenti a corda. Maskil. Di Davide.
2 Porgi l'orecchio, Dio, alla mia preghiera,
non nasconderti di fronte alla mia supplica.
3 Dammi ascolto e rispondimi;
mi agito ansioso e sono sconvolto
4 dalle grida del nemico, dall'oppressione del malvagio.
Mi rovesciano addosso cattiveria
e con ira mi aggrediscono.
5 Dentro di me si stringe il mio cuore,
piombano su di me terrori di morte.
6 Mi invadono timore e tremore
e mi ricopre lo sgomento.
7 Dico: «Chi mi darà ali come di colomba
per volare e trovare riposo?
8 Ecco, errando, fuggirei lontano,
abiterei nel deserto.
9In fretta raggiungerei un riparo
dalla furia del vento, dalla bufera».
10 Disperdili, Signore, confondi le loro lingue.
Ho visto nella città violenza e discordia:
11 giorno e notte fanno la ronda sulle sue mura;
in mezzo ad essa cattiveria e dolore,
12 in mezzo ad essa insidia,
e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno.
13 Se mi avesse insultato un nemico,
l'avrei sopportato;
se fosse insorto contro di me un avversario,
da lui mi sarei nascosto.
14 Ma tu, mio compagno,
mio intimo amico,
15 legato a me da dolce confidenza!
Camminavamo concordi verso la casa di Dio.
16 Li sorprenda improvvisa la morte,
scendano vivi negli inferi,
perché il male è nelle loro case e nel loro cuore.
17 Io invoco Dio
e il Signore mi salva.
18 Di sera, al mattino, a mezzogiorno
vivo nell'ansia e sospiro,
ma egli ascolta la mia voce;
19 in pace riscatta la mia vita
da quelli che mi combattono:
sono tanti i miei avversari.
20 Dio ascolterà e li umilierà,
egli che domina da sempre;
essi non cambiano e non temono Dio.
21 Ognuno ha steso la mano contro i suoi amici,
violando i suoi patti.
22 Più untuosa del burro è la sua bocca,
ma nel cuore ha la guerra;
più fluide dell'olio le sue parole,
ma sono pugnali sguainati.
23 Affida al Signore il tuo peso
ed egli ti sosterrà,
mai permetterà che il giusto vacilli.
24 Tu, o Dio, li sprofonderai nella fossa profonda,
questi uomini sanguinari e fraudolenti:
essi non giungeranno alla metà dei loro giorni.
Ma io, Signore, in te confido.

COMMENTO DI DON LINO PEDRON
Questo canto di un uomo tradito e calunniato dagli amici esprime la desolazione di chi si è sentito colpito dalla falsità dei suoi stessi amici. Questo salmo è la voce di Cristo contro i giudei e Giuda. Ilario, nel suo commento, scriveva: "Gesù non si lamenta di dover subire la passione, ma di doverla subire da parte di un suo discepolo. Egli non si lamenterebbe di dover prendere questa croce, fonte di salvezza per il mondo, dalle mani di chi ignorava come nemico chi egli fosse. Egli, invece, si lamenta perché la deve accogliere dalla mano di un amico. Un amico che egli aveva chiamato alla dignità di apostolo, che aveva costituito suo araldo, mandandolo davanti a lui per annunziare la sua venuta, che aveva stabilito come principe del suo regno, a cui aveva rivelato le sue origini, la sua missione e soprattutto la sua filiazione divina...!". Geremia scrive: "Chi mi darà nel deserto un rifugio per viandanti? Io lascerei il mio popolo e mi allontanerei da esso perché sono tutti adulteri e una massa di traditori" (9,1)Ma l'uomo non ha ali, non può chiudere gli occhi davanti alla realtà, non può fuggire verso un deserto di silenzio. Davanti a lui si erge con violenza e arroganza il male che è un po' il pane quotidiano della storia e della società. Disgustato dall'insicurezza, dalla falsità e dall'ipocrisia degli uomini, l'uomo si rivolge a una roccia sicura e stabile che è Dio. L'abbandono fiducioso del credente in Dio è giustificato dal fatto che Dio stesso si fa carico di provvedere a lui. Dalla delusione degli uomini nasce la fiducia in Dio. Questo salmo esprime la dolorosa esperienza dell' "homo homini lupus". La più pesante croce della vita è quella che un uomo pone sulle spalle di un altro. Anche a Gesù i patimenti sono imposti dai suoi fratelli. Essi pensavano addirittura che la loro mortale ostilità contro Gesù e i suoi discepoli (Gv 16,2- 3) fosse un doveroso servizio reso a Dio. Una delle cose più amare dovette essere per lui il vile tradimento di Giuda. Gesù predice anche ai suoi il tradimento da parte delle persone più care (Mc 13,12-13). Il cristiano che prega questo salmo scorge all'orizzonte la Passione del Signore e la Passione della chiesa, nella quale Gesù è ancora e sempre perseguitato e tradito.

DAVANTI ALL’ AMICIZIA TRADITA POSSIAMO SCEGLIERE DUE STRADE:

Amarezza, disgusto, distanza…
oppure

PERDONO
perché si possa ricominciare
o semplicemente vivere nella serenità e nella pace.
Qual è la strada che tu scegli?
E se fossi tu a tradire come vorresti essere trattato?


PREGHIERA
A te, Signore, amante della vita, Amico dell’uomo,
innalzo la mia preghiera
per l’amico che mi hai fatto incontrare
sul cammino del mondo.
Uno come me, ma non uguale a me.
Fa’ che la nostra sia l’amicizia di due esseri
che si completano con i tuoi doni,
che si scambiano le tue ricchezze,
che si parlano con il linguaggio
che tu hai posto nel cuore.
Aiutaci a guardare con quello sguardo,
che comprende senza che l’altro chieda.
Aiutaci ad avere un cuore grande,
che sa partire prima che l’altro esprima.
Aiuta la nostra amicizia
Affinché non divenga chiusura;
dalle il respiro della vera libertà,
la forza di resistere nelle difficoltà,
il coraggio di andare oltre
il desiderio dell’egoismo.
La volontà di cedere per amore,
di amare anche oltre l’errore,
di giungere al sommo dell’amore: perdonare.
Perché soltanto quando si sa perdonare,
si può credere all’ amore.
Fa’ che le nostre mani
siano protese in un gesto di pace.
Fa’ che le nostre parole
siano dolci ma anche forti.
Fa’ che il nostro sorriso,
come le nostre lacrime,
non siano una maschera,
ma esprimano la profondità e la verità
dei sentimenti più sinceri e autentici.



sabato 7 marzo 2020

CUSTODIRE L'AMICO


FINALITA’ EDUCATIVA
Interiorizzare che l’ amicizia è un bene prezioso che va custodito, conoscere gli  atteggiamenti ci permettono di essere “custodi” gli uni degli altri.
Iniziamo il discorso dando delle risposte ad alcune domande:
• È automatico che un rapporto di amicizia sia duraturo?
 • Cosa possiamo fare perché l’amicizia sia sempre più forte?
• Cosa significa secondo voi “custodire l’amico”?
PRENDERSI CURA DELL’AMICO
da una meditazione di suor Tiziana Tonini (Francescana Missionaria del Sacro Cuore) Isidoro di Siviglia( Cartagena560  è stato un teologoscrittore e arcivescovo spagnoloDottore della Chiesa, è venerato come santo dalla Chiesa cattolica) spiega che amico deriva dal latino amicus come una contrazione di «animi custos», e Aelredo di Rievaulx, (monaco anglo-sassone, 1147)riprendendo Isidoro, commenta: «Dico che l’amico è come un custode dell’amore, o, come ha detto qualcuno, ‘un custode dell’animo stesso’, poiché l’amico, come lo intendo io, deve essere il custode dell’amore vicendevole, o meglio del mio stesso animo: deve conservare in un silenzio fedele tutti i segreti del mio animo; curare e tollerare, secondo le sue forze, quanto vi trova di imperfetto; gioire quando l’amico gioisce, soffrire quando soffre; sentire come proprio tutto ciò che è dell’amico» (Amicizia spirituale 1,20). Essere custodi dei nostri fratelli è essere custodi dell’amore, custodi della presenza del Signore nell’altro, custodi dell’azione dello Spirito Santo nel mio fratello, nella mia sorella: è custodire “l’immagine del Figlio” nel quale tutti siamo amati e redenti. Nei versetti di: Es. 23,20 “Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato”…l’azione del custodire si connota come l’essere guida nel cammino con l’elemento del proteggere perché la persona possa raggiungere la sua meta. Custodire può identificarsi con il prendersi cura con tutte le sfumature e le “attenzioni” che questo comporta: circondare, allevare, prendere, sollevare. L’atteggiamento del “custodire'' implica un elemento fondamentale che sperimentiamo nella nostra umanità, cioè dare valore. Si custodisce ciò a cui si dà valore, ciò che è importante per noi. Più una persona o un oggetto è significativo, più sappiamo dare la nostra attenzione, la nostra cura. La riflessione sull’essere custodi o custodire ci chiede di verificare dentro di noi, nelle nostre scelte, nei nostri desideri e nelle nostre azioni concrete, quali sono le persone o le cose veramente importanti per noi!! A cosa e a Chi diamo la priorità? A volte forse non sappiamo ri-conoscere il valore e quindi non riusciamo ad apprezzare e di conseguenza neanche a custodire. Pensiamo semplicemente a un diamante. Se io ne conoscessi il valore, saprei anche custodire o apprezzare l’oggetto, ma se non sono in grado di riconoscerne il valore, potrei persino pensare che è un semplice pezzo di vetro e non dare nessuna attenzione. Se, con tanta verità, guardiamo alla nostra società, quali sono le “cose”, i valori importanti…? Papa Benedetto XVI per la quaresima 2012 ci invitava a riconoscere e a riflettere su due valori fondamentali e insostituibili per l’essere umano: il valore della vita, della persona e il valore delle relazioni. Il suo invito è a “fare attenzione” ''a fissare lo sguardo sull’altro, prima di tutto su Gesù, e ad essere attenti gli uni verso gli altri, a non mostrarsi estranei, indifferenti alla sorte dei fratelli. Spesso, invece, prevale l’atteggiamento contrario: l’indifferenza, il disinteresse, che nascono dall’egoismo, mascherato da una parvenza di rispetto per la «sfera privata». Anche oggi risuona con forza la voce del Signore che chiama ognuno di noi a prendersi cura dell'altro. Anche oggi Dio ci chiede di essere «custodi» dei nostri fratelli (cfr Gen 4,9), di instaurare relazioni caratterizzate da premura reciproca, da attenzione al bene dell'altro e a tutto il suo bene. Il grande comandamento dell'amore del prossimo esige e sollecita la consapevolezza di avere una responsabilità verso chi, come me, è creatura e figlio di Dio: l’essere fratelli in umanità e, in molti casi, anche nella fede, deve portarci a vedere nell'altro un vero alter ego, amato in modo infinito dal Signore. Se coltiviamo questo sguardo di fraternità, la solidarietà, la giustizia, così come la misericordia e la compassione, scaturiranno naturalmente dal nostro cuore. L’attenzione all’altro comporta desiderare per lui o per lei il bene, sotto tutti gli aspetti: fisico, morale e spirituale. La cultura contemporanea sembra aver smarrito il senso del bene e del male, mentre occorre ribadire con forza che il bene esiste e vince, perché Dio è «buono e fa il bene» (Sal 119,68). Il bene è ciò che suscita, protegge e promuove la vita, la fraternità e la comunione. La responsabilità verso il prossimo significa allora volere e fare il bene dell'altro, desiderando che anch'egli si apra alla logica del bene; interessarsi al fratello vuol dire aprire gli occhi sulle sue necessità. La Sacra Scrittura mette in guardia dal pericolo di avere il cuore indurito da una sorta di «anestesia spirituale» che rende ciechi alle sofferenze altrui. Che cosa impedisce questo sguardo umano e amorevole verso il fratello? Sono spesso la ricchezza materiale e la sazietà, ma è anche l’anteporre a tutto i propri interessi e le proprie preoccupazioni. Mai dobbiamo essere incapaci di «avere misericordia» verso chi soffre; mai il nostro cuore deve essere talmente assorbito dalle nostre cose e dai nostri problemi da risultare sordo al grido del povero. Proprio l’umiltà di cuore e l'esperienza personale della sofferenza possono rivelarsi fonte di risveglio interiore alla compassione e all'empatia: «Il giusto riconosce il diritto dei miseri, il malvagio invece non intende ragione» (Pr 29,7). Il «prestare attenzione» al fratello comprende altresì la premura per il suo bene spirituale. E qui desidero richiamare un aspetto della vita cristiana che mi pare caduto in oblio: la correzione fraterna in vista della salvezza eterna. Oggi, in generale, si è assai sensibili al discorso della cura e della carità per il bene fisico e materiale degli altri, ma si tace quasi del tutto sulla responsabilità spirituale verso i fratelli. I discepoli del Signore, uniti a Cristo mediante l’Eucaristia, vivono in una comunione che li lega gli uni agli altri come membra di un solo corpo. Ciò significa che l'altro mi appartiene, la sua vita, la sua salvezza riguardano la mia vita e la mia salvezza. Tocchiamo qui un elemento molto profondo della comunione: la nostra esistenza è correlata con quella degli altri, sia nel bene che nel male; sia il peccato, sia le opere di amore hanno anche una dimensione sociale. Nella Chiesa, corpo mistico di Cristo, si verifica tale reciprocità: la comunità non cessa di fare penitenza e di invocare perdono per i peccati dei suoi figli, ma si rallegra anche di continuo e con giubilo per le testimonianze di virtù e di carità che in essa si dispiegano.'' Le parole di Papa Benedetto ci spingono a domandarci:''Dove, su chi o su che cosa fissiamo lo sguardo, doniamo la nostra attenzione, tutta la nostra cura? Quali sono le nostre priorità? Le relazioni hanno ancora valore? E se lo hanno, come mai non vengono più custodite?'' Essere custodi ci richiede anzitutto uno sguardo che sappia vedere la realtà, le persone, con gli OCCHI di DIO, con il Suo sguardo d’amore, di misericordia. Saper custodire è quindi assumere atteggiamenti e fare scelte che non ci fanno perdere i valori più importanti della nostra vita. E’ il custodire la nostra fede cioè trasformarla in dono di noi stessi a chi ci è vicino, a chi “vedo”, a chi il Signore mi fa incontrare. Come dice Papa Benedetto dobbiamo sentire la responsabilità del fratello, “essere custodi dei nostri fratelli” (Genesi 4,9), la risposta di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?” a Dio-Padre Creatore che gli chiedeva: “Dov’è tuo fratello?”, è una provocazione che ancora oggi risuona e dovrebbe toccare ogni creatura umana nelle profondità. La domanda di Dio-Padre ci scuote non solo chiedendoci di verificare le relazioni con i nostri fratelli e le nostre sorelle, ma “tocca” in profondità il nostro rapporto con Dio, la nostra preghiera.

LE CARATTERISTICHE DI UN “BUON CUSTODE”
Il piccolo principe e la rosa
di Antoine de Saint-Exupéry Poi la volpe aggiunse: «Va’ a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto». Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose. «Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente», disse. «Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico e ora è per me unica al mondo.» E le rose erano a disagio. «Voi siete belle, ma siete vuote», disse ancora. «Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho ucciso i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa.» E ritornò dalla volpe. «Addio», disse. «Addio», disse la volpe. «Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.» «L’essenziale è invisibile agli occhi», ripeté il piccolo principe, per ricordarselo. «È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.» «È il tempo che ho perduto per la mia rosa…», sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
I CUSTODI DI DAVIDE
Riprendiamo l’episodio di Davide e Gionata nei capitoli 19 e 20 di 1Sam (v. commento scheda 6). L’amicizia di Gionata si manifesta in modo forte quando si tratta di salvare la vita di Davide dal pericolo di morte nei confronti di Saul. Gionata si prodiga in ogni modo per far cambiare idea al padre ma anche per difendere e allontanare Davide dal pericolo. Oltre a Gionata, in questi episodi, compaiono anche Mical, moglie di Saul, e Samuele, profeta. Entrambi dimostrano di prendersi cura dell’amico Davide per proteggere la sua vita. Gli amici non abbandonano nel momento del maggiore bisogno e non temono di mettere in pericolo la loro stessa vita pur di aiutarlo. Diventano fantasiosi per proteggerlo e si pongono loro stessi come “scudi” per salvaguardare la sua incolumità.
PROPOSTA DI ATTIVITÀ : “È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa….”
Assegnare ad ogni componente del gruppo un/una compagno/a “amico/a”
scelto/a casualmente per verificare quanto sia consistente il tempo per la relazione di amicizia.
Sottoporre le coppie al medesimo questionario che deve essere compilato
personalmente e separatamente e poi confrontato insieme.
Le domande possono essere:
Quanto tempo dedichi a lui/lei per chiacchierare/chattare?
Quanto tempo trascorri con lui/lei per fare i compiti?
Quanto tempo gli/le dedichi per fare insieme una passeggiata, shopping, sport...?
Quanto tempo vorresti per stare con lui/lei?....

SULL’AMICIZIA DI EDITH STEIN

Finché vivo sentimenti d’amicizia verso qualcuno, senza che l’altro ne sia consapevole e li contraccambi, non esiste ancora amicizia tra noi. Solo quando due esseri umani hanno reciprocamente espresso i loro sentimenti, solo quando ciascuno conosce quelli dell’altro e li contraccambia, esiste un rapporto di amicizia. Le persone che sono in questo rapporto, sono amiche. Tale rapporto fa parte, ora, del loro essere personale, contribuisce a determinare la loro vita.”. Per E. Stein il tema del rapporto con gli altri è sempre stato centrale nelle sue trattazioni; fin dal suo giovanile lavoro su Il problema dell’empatia ha puntato l’attenzione sulla capacità dell’essere umano di entrare in relazione con il suo simile, di captarne il vissuto interiore per stabilire un legame comunitario arricchente. L’altro/a, visto/a come persona amata, è colui/colei che rende partecipe veramente l’amico alla propria vita, gli si rivolge non per “dovere” ma per bisogno, considera il coinvolgimento della persona cara nelle “faccende personali” come atto di unione e non di “violazione della propria libertà”: “L’amore naturale tende ad avere per sé la persona amata e a possederla nella maniera più indivisa possibile”. E’ pur vero, dice E. Stein, che “spesso – anzi prima o poi sempre”, il desiderio di conquistare e conservare per sé l’amico amato conduce alla sua perdita; ma chi ama con lo stesso amore con cui ama Cristo, desidera l’altro per Dio e non per se stesso: “questa è naturalmente nello stesso tempo la via più sicura per possederlo eternamente”. Chi dona il proprio amico lo guadagna e “la vita può non essere completamente insopportabile se si sa che c’è una persona per la quale questa vita è più cara che la propria”.

Prendersi cura dell’amico significa “amarlo non per se stessi”
fino al punto di saperlo anche “donare” per il suo vero bene.
Condividi questa affermazione?
Ti è mai capitata una situazione del genere?

La canzone dell’amicizia di Flavio Secchi
https://www.youtube.com/watch?v=6_4606a-dNU
La cura di Franco Battiato
https://www.youtube.com/watch?v=ziZOjeGQfho


PREGHIERA
Donami, Signore,
di capire quando l'amico che mi è vicino soffre
e ha bisogno di me;
insegnami a sacrificarmi volentieri per il mio amico.
Aiutami a comprendere che grande è la mia responsabilità
nei suoi confronti.
E quando lui sarà stanco e triste,
fa’ che io non lasci mai la sua mano;
fa’ che comprenda che anche la notte più buia
non fa paura se stiamo insieme, uniti a Te.
Non saremo mai
soli con Te al nostro fianco.
Amen

venerdì 6 marzo 2020

L' AMICIZIA


OBIETTIVO 

Comprendere che cos'è l’amicizia, come viverla nel senso biblico del termine.
Cercando di non cadere nei consueti stereotipi ai quali questo tema rimanda, proponiamo un cammino per riscoprirne il significato e il valore.

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PREGHIERA
Signore, donami l'opportunità d'incontrare 
un amico, sincero, fidato con cui possa dividere 
le avventure belle della vita e i momenti tristi. 
Qualcuno che mi renda una persona migliore 
e che accresca la mia amicizia con te. 
Aiutami a comprendere il vero senso dell'amicizia. 
Amen 
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martedì 3 marzo 2020

IL VALORE DELL' AMICIZIA

INALITA’ EDUCATIVA: Riscoprirne il significato e il valore dell’ amicizia



IL DISCERNIMENTO NELL’AMICIZIA
Ciò che deve essere valutato con attenzione è la scelta degli amici che devono essere saldi, fedeli, costanti. Certo oggi è complicato trovare persone con queste qualità ma è necessario saper distinguere il vero amico dal semplice conoscente o peggio ancora da un amico nocivo. Quali sono i segni rivelatori di un amico sincero? Semplice! L'amico deve essere per noi uno stimolo per la crescita personale, un arricchimento, un confidente. Requisito essenziale dell'amicizia è il gareggiare nello stimarsi a vicenda, come direbbe S.Paolo. Bisogna inoltre fare in modo che tra amici non ci siano discordie o gravi inimicizie, così come si deve assolutamente evitare che le amicizie si trasformino in rapporti esclusivi; solo se l'amicizia affonda le proprie radici nelle virtù può durare. Solo fra amici virtuosi può durare forte e salda quella costanza necessaria in un legame. L'amicizia genera virtù, non vizi! La natura umana rifugge dalla solitudine, anzi cerca sempre di appoggiarsi ad un sostegno, il quale sarà tanto più dolce quanto più l'amico è tale. La forza dell'amicizia consiste nel fare di più anime una sola, evitando in tutti i modi la simulazione che ne è nemica assoluta; solo la virtù concilia e conserva le amicizie; in essa c'è armonia di pensieri, di affetti, la stabilità e la costanza. Quanto più si eleva, tanto più aiuta a scorgere un'altra luce simile, da questa corrispondenza si accende la fiamma dell'amore o dell'idea dell'amicizia. L'amicizia non nasce dall'utilità o dal bisogno ma da una spontanea inclinazione dell'animo e poiché la natura dell'amicizia non può cambiare, ecco che le vere amicizie sono eterne. Non c'è cosa più difficile però che far durare l'amicizia in eterno perché minata da più parti con contrasti e divergenze di opinioni. L'amicizia è un dono e una vocazione quando il mondo non ruota solo interno a te. Sii sempre consapevole che uno sbaglio può derivare da una debolezza, non interpretarlo sempre come sinonimo di gesto malizioso o come un'azione compiuta per tornaconto personale. Ricorda sempre che c'è una possibilità profonda nel perdono e nel saper perdonare. Fondamentale in amicizia, come in amore, è il discernimento perché non è detto che tu possa avere per tutta la vita lo stesso legame di amicizia. L'amicizia infatti cresce e si evolve con te, ''c'è un tempo per piantare e un tempo per sradicare piante...un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci ''(Qo 3,1-15), l'importante è assaporare ogni legame e trarne insegnamento. Cerca quindi di capire quando sia giusto separarsi dall'amico, senza amarezze o acredine. Infine, non dimenticare che potrai sempre contare sullo Spirito di Dio, che nel libro della Sapienza: è definito: ''Amico dell'uomo'', libero, benefico, stabile, sicuro, senz'affanni, onnipotente, onniveggente (Sap 7,22-26).
ASCOLTO DI UNA O PIÙ CANZONI A SCELTA GIFT OF A FRIEND - DEMI LOVATO https://www.youtube.com/watch?v=EeveUXnC0JE
Regalo di un Amico
Alle volte pensi che starai bene con te stessa
Perché un sogno è un desiderio che fai quando sei sola
E' facile credere di non avere bisogno di aiuto
Ma è più difficile camminare da sola
Cambierai dentro quando capirai
Che il mondo prende vita e tutto è luminoso
Dall'inizio alla fine, quando hai un amico al tuo fianco
Che ti aiuta a trovare
La bellezza che hai quando apri il tuo cuore
E credi nel regalo di un amico
il regalo di un amico
Qualcuno che sa quando sei perso e spaventato
Che è lì per te durante gli alti e bassi
Qualcuno su cui puoi contare, qualcuno a cui stai a cuore
Accanto a te, ovunque andrai
Cambierai dentro quando capirai
Che il mondo prende vita e tutto è luminoso
Dall'inizio alla fine, quando hai un amico al tuo fianco
Che ti aiuta a trovare
La bellezza che hai quando apri il tuo cuore
E credi nel regalo di un amico
il regalo di un amico
E quando la tua speranza crolla
Sfracellandosi al suolo
Ti sentirai tutta sola
Quando non saprai quale strada prendere
E non c'è nessuno capace di indicarti quella giusta da percorrere
Non sei sola
Che il mondo prende vita e tutto è luminoso
Dall'inizio alla fine, quando hai un amico al tuo fianco
Che ti aiuta a trovare
La bellezza che hai quando apri il tuo cuore
E credi
quando credi
quando credi nel regalo di un amico
'LL BE THERE FOR YOU – Rembrandts 
https://www.youtube.com/watch? v=fg9pkAYvrSM  
Così nessuno ti ha detto che la vita va così.
Il tuo lavoro è uno scherzo, sei a pezzi, la tua
vita amorosa è già morta
E' come se fossi sempre bloccata/o in seconda marcia
e quando non è il tuo giorno, la tua settimana, il tuo mese o anche il tuo anno, ma…
Ci sarò per te.. quando la pioggia comincia a
venire giù scrosciante
Ci sarò per te.. come ci sono già stato prima
Ci sarò per te.. perché anche tu ci sei per me..
Stai ancora a letto alle 10 e il lavoro comincia
alle 8.
Hai spazzolato già la colazione, le cose vanno
alla grande.
Tua madre ti ha avvertito che ci sarebbero
stati giorni come questi,
Ma non ti ha detto che quando il mondo ti sta
mettendo in ginocchio..
Ci sarò per te.. quando la pioggia comincia a
venire giù scrosciante
Ci sarò per te.. come ci sono già stato prima
Ci sarò per te.. perché anche tu ci sei per me..
Nessuno può mai conoscermi.. Nessuno può
mai vedermi.
Sembra tu sia l'unica che sa.. Cosa vuol dire
essere me.
Qualcuno con cui affrontare il giorno.. Farcela
in mezzo a tutto il casino (o a tutto il resto?)
Qualcuno con cui potrò sempre ridere..
Anche al mio peggiore (stato), il mio migliore
è con te, si.
E' come se fossi sempre bloccata/o sulla seconda marcia
e quando non è il tuo giorno, la tua settimana, il tuo mese o anche il tuo anno, ma…
Ci sarò per te.. quando la pioggia comincia a
venire giù scrosciante
Ci sarò per te.. come ci sono già stato prima
Ci sarò per te.. perché anche tu ci sei per me.
WITH A LITTLE HELP FROM MY FRIENDS
- Joe Cocker
https://www.youtube.com/watch?
v=_wG6Cgmgn5U
Cosa penseresti se cantassi in modo stonato,
ti alzeresti e mi abbandoneresti ?
Prestami ascolto e ti canterò una canzone
e cercherò di essere intonato.
Oh, ci riesco con un piccolo aiuto dei miei
amici
Mm, sto benissimo con un piccolo aiuto dei
miei amici
Mm, ci proverò con un piccolo aiuto dei miei
amici
Cosa faccio quando il mio amore se ne va
(ti preoccupa essere solo ?)
Come mi sento alla fine della giornata,
(Sei triste perché sei da solo ?)
Oh, ci riesco con un piccolo aiuto dei miei
amici
Mm, sto benissimo con un piccolo aiuto dei
miei amici
Mm, ci proverò con un piccolo aiuto dei miei
amici
Hai bisogno di qualcuno
Ho bisogno di qualcuno da amare
Potrebbe essere chiunque
Voglio qualcuno da amare.
Crederesti in un amore a prima vista
Sì, son sicuro che succeda sempre
cosa vedi quando spegni la luce
non posso dirtelo ma so che è mio,
Oh, ci riesco con un piccolo aiuto dei miei
amici
Mm, sto benissimo con un piccolo aiuto dei
miei amici
Mm, ci proverò con un piccolo aiuto dei miei
amici
Hai bisogno di qualcuno
Ho solo bisogno di qualcuno da amare


LA BIBBIA CI PARLA DI AMICIZIA
La vera amicizia presuppone la lealtà: "L’amico ama in ogni tempo; è
nato per essere un fratello nella sventura" (Proverbi 17,17).
I pettegolezzi possono distruggere un’amicizia: "Il maldicente disunisce gli amici migliori" (Prv16,28).
Gli amici sono custodi di valore: "L’olio e il profumo rallegrano il cuore;
così fa la dolcezza di un amico con i suoi consigli cordiali. Non abbandonare il tuo amico né l’amico di tuo padre” (Prv 27,9-10).
L’attenzione dell’amico è giusta persino se fa male: "Chi ama ferisce,
ma rimane fedele; chi odia dà abbondanza di baci" (Prv 27,6).
La vera e la falsa amicizia (Sir 6,5-17):
5Una bocca amabile moltiplica gli amici,
una lingua affabile le buone relazioni.
6Siano molti quelli che vivono in pace con te,
ma tuo consigliere uno su mille.
7Se vuoi farti un amico, mettilo alla prova
e non fidarti subito di lui.
8C'è infatti chi è amico quando gli fa comodo,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
9C'è anche l'amico che si cambia in nemico
e scoprirà i vostri litigi a tuo disonore.
10C'è l'amico compagno di tavola,
ma non resiste nel giorno della tua sventura.
11Nella tua fortuna sarà un altro te stesso
e parlerà liberamente con i tuoi servi.
12Ma se sarai umiliato, si ergerà contro di te
e si nasconderà dalla tua presenza.
13Tieniti lontano dai tuoi nemici
e guàrdati anche dai tuoi amici.
14Un amico fedele è rifugio sicuro:
chi lo trova, trova un tesoro.
15Per un amico fedele non c'è prezzo,
non c'è misura per il suo valore.
16Un amico fedele è medicina che dà vita:
lo troveranno quelli che temono il Signore.
17Chi teme il Signore sa scegliere gli amici:
come è lui, tali saranno i suoi amici.

ATTIVITÀ  INTERATTIVA
Questionario
1) Un’ amico è?
2) Come scegli i tuoi amici?
3) Hai veri amici?
4) Come sai che l’amicizia che hai è vera?
5) I tuoi amici ti aiutano a…?
6) Che cosa si guadagna dall’amicizia?
7) Che significato ha per te l'amicizia su facebook?

LECTIO SULL’AMICIZIA DI DAVIDE (di Carlo Maria Martini in Il rischio della fede, Oscar Mondadori 2013.)
Davide è celebrato nella storia e nella letteratura per la sua fedeltà all’amicizia e talora è perfino considerato il simbolo dell’amicizia in quanto tale. La Bibbia parla a lungo del legame tra Davide e Gionata, che assurge a prototipo dell’amicizia […]. 1) 1 Sam 17,57-18,4 È il racconto che presenta il nascere dell’amicizia di Davide e Gionata come un evento improvviso e totale, inaspettato, e anche un po’ inspiegabile. Davide torna dopo aver ucciso il Filisteo e Abner lo conduce davanti a Saul che gli domanda: “Di chi sei figlio, ragazzo?”. Sembra che gli si presenti per la prima volta. E Davide dice: «“Del tuo servo Jesse il Betlemmita.” Allorché Davide ebbe finito di parlare a Saul, l’anima di Gionata si legò all’anima di Davide e Gionata cominciò ad amarlo come se stesso» (17,58-18,1). L’espressione è fortissima; questa amicizia sarà il filo d’oro che terrà insieme tutta la storia seguente, piena di crudeltà, di odio, di vendetta, di sospetti, arricchendola di umanità. «Gionata concluse un patto con Davide, perché l’amava come se stesso. Gionata si tolse il mantello che indossava e lo diede a Davide, come i suoi abiti, fino alla sua spada, al suo arco e alla sua cintura» (18,3-4). Questo è il fatto. 2) 1 Sam 19,1-7 È la prova dell’affetto, lo sviluppo del racconto precedente. Gionata ama Davide perché, a suo rischio, intercede presso il padre spiegandogli che è un giovane leale, fedele, rispettoso del re. Saul ha comunicato al figlio Gionata e a tutti i suoi ufficiali che intende uccidere Davide e Gionata gli dice: «Che il re non pecchi contro il suo servo Davide, perché lui non ha commesso colpa alcuna contro di te; anzi, ciò che egli ha fatto è stato per te di grande vantaggio. Egli ha rischiato la sua vita, ha ucciso il Filisteo e il Signore ha concesso una grande vittoria a tutto Israele; tu hai visto e hai gioito. Perché mai vuoi peccare contro un innocente uccidendo Davide senza ragione?» (vv 4-5). Gionata fa tutto quello che può per l’amico e il re Saul lo ascolta. 3) 1 Sam 20 Presenta una seconda prova dell’affetto di Gionata che giunge a sfidare l’ira del padre favorendo la fuga dell’amico. Il testo, lunghissimo, è molto bello e pieno di vivacità. Sottolineo alcuni versetti particolarmente importanti, cioè le parole di Gionata a Davide, che evidenziano il senso teologico, religioso, di ciò che sta accadendo: «”Fino a quando sarò in vita, mostra verso di me la bontà del Signore; quando sarò morto, non ritirare dalla terra la tua benevolenza dalla mia casa. Quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni nemico di Davide, che il nome di Gionata non sia soppresso con la casa di Saul, altrimenti il Signore ne domanderà conto a Davide.” Gionata di nuovo prestò giuramento a Davide, perché lo amava con tutto il cuore» (vv 14 -17). Gionata vive una fiducia che va al di là dell ’amore, al di là della morte. 4) 1 Sam 22,7 - 8 È il passo che mostra come l ’amicizia dei giovani era oggetto di critica da parte del re: «Saul disse agli ufficiali che stavano intorno a lui: “Ascoltate, dunque Beniaminiti! Il figlio di Jesse vi darà forse tutti i campi e le vigne e vi farà tutti capi di migliaia e di centinaia, che cospirate tutti contro di me? Nessuno mi avverte che mio figlio fa un patto con il figlio di Jesse, nessuno ha pietà di me e mi avverte che mio figlio ha sollevato il mio servo contro di me, come avviene oggi” ». In realtà sappiamo che Gionata non ha mai complottato contro il padre e che gli è rimasto fedele sino alla fine. D’altra parte non può permettere che l’amico muoia e sente verso tutti e due una grande lealtà. 5) 1 Sam 23,15 -18 Gionata, con uno stratagemma, riesce a incontrare ancora una volta, in segreto, Davide nella campagna. È un momento culminante perché rappresenta una prova di affetto sino al rischio della morte da parte di Gionata. Ma egli corre dall ’amico e «gli ridiede coraggio nel nome di Dio» (v 16). Poi gli dice: « “Non temere, perché la mano di mio padre non ti raggiungerà. Sei tu che regnerai su Israele mentre io ti sarò secondo; anche mio padre Saul lo sa”. Essi conclusero un patto davanti al Signore. Davide rimase a Corsa e Gionata tornò a casa» (vv 17 -18). Nel primo incontro Gionata aveva dato a Davide i suoi indumenti e le sue armi. Il gesto era importante ma forse indicava soltanto che Davide ne aveva bisogno. Ora in questo nuovo patto c ’è qualcosa di più, una specie di profezia di Gionata che, al di là di quello che le apparenze suggerivano, sa cogliere i disegni di Dio. 6) 2 Sam 1,25 -27 L ’amicizia non è solo vissuta ma è cantata in toni bellissimi e toccanti nella elegia pronunciata da Davide su Gionata che, con Saul, è morto in battaglia: «Perché sono caduti gli eroi / in mezzo alla battaglia? / Gionata, per la tua morte sono affranto / ho il cuore chiuso per te, / fratello mio Gionata. / Tu mi eri deliziosamente caro, / la tua amicizia era per me più preziosa / dell’amore delle donne. / Perché sono caduti gli eroi / sono periti gli armati di guerra?». Che cosa risulta da questi testi? - Ci troviamo indubbiamente di fronte a un caso singolare di amicizia nella Scrittura. Un caso commovente perché i due giovani sono entrambi re: Gionata è l’erede legale, Davide è il re eletto, e c’è quindi una gara di amicizia tra due personaggi eccezionali, di grande rilievo. Un caso straordinario, perché ciascuno considerava l’altro più importante di sé. Un caso, infine, che può avere qualche risvolto ambiguo. La Bibbia d’altra parte è tanto chiaramente contraria a tutte le forme di omosessualità o di omofilia, che non si può assolutamente pensare abbia voluto accettare o sottolineare qualsiasi forma di malizia nel rapporto. Noi dunque dobbiamo vederlo come un esempio di umanità molto alto, in un tempo di crudeltà e di violenze. - In secondo luogo, vedo nei racconti di Gionata e Davide il motivo centrale della storia di Davide. L’amore di Dio, che lo ha amato e lo ha scelto, è così grande da riversarsi persino sui suoi avversari. Gionata avrebbe dovuto essere l’avversario per eccellenza di Davide e viene invece investito dell’amore di Dio per lui. Alla luce della ispirazione unica delle Scritture, c’è in Gionata l’intuizione profetica dell’economia di salvezza, della messianicità davidica. - C’è infine un elemento che non va trascurato. Dalle pagine dei testi traspare la bellezza di un patto di amicizia, che rende le persone sensibili l’una per l’altra, capaci di sacrificarsi l’una per l’altra e di prevenire l’una i desideri dell’altra. È un realtà buona anche agli occhi di Dio e per questo è raccontata con parole commoventi, belle. La possibilità di un patto tra persone, che non sia né politico, né economico, né coniugale, è volutamente sottolineata dalla Bibbia come una realtà autentica, un valore in sé. Spunti di riflessione: Quali messaggi o valori dobbiamo trarre dai testi dell’Antico Testamento? 1) L'amicizia è un dono divino, gratuito, è un mistero, non si può pretenderla, non si può programmarla rigorosamente. È un dono che viene dall’alto e possiamo disporci a riceverla con atteggiamenti di bontà, di benevolenza, di cortesia, di umanità, di accoglienza amorevole verso gli altri. 2) L’amicizia è bella dà sapore alla vita, la illumina, arricchisce i rapporti, cambia le persone. Un filosofo ha scritto:”Amico è colui che ti fa scoprire arcipelaghi inesplorati dentro di te ” cioè attraverso gli amici, non solo riusciamo ad aprirci di più agli altri, ma anche a noi stessi. È anche per questo che è un grandissimo valore. 3)L’amicizia è fedeltà nelle prove fino alla morte. La storia di Gionata con Davide ci insegna questa fedeltà a rischio della vita; Per questo è un dono difficilissimo, raro. E non va confusa con il cameratismo.
UN ESEMPIO DI AMICIZIA ISPIRATA AL VANGELO
La Compagnia dei Tipi Loschi del beato Pier Giorgio Frassati Con Pier Giorgio nel cuore vogliamo attuare un’amicizia fondata radicalmente in Gesù Cristo, attraverso la quale dare un giudizio alle vicende della vita, aiutarci nelle circostanze quotidiane, un’amicizia che non rimanga chiusa in se stessa, ma che generi opere e si allarghi a tutte le persone che si incontrano, prendendole a cuore e aiutandole nelle necessità quotidiane. Vogliamo vivere dunque una fede che c’entra con la vita. L’incontro con Pier Giorgio ci ha dato infatti la conferma che la santità non è un limite per un uomo, né un “mestiere” di pochi, ma una completezza e un coronamento della nostra personalità e soprattutto è la vocazione a cui tutti siamo chiamati. Pier Giorgio Frassati Nasce il 6 Aprile 1901 a Torino da una famiglia ricca borghese, ma Pier Giorgio Frassati preferì essere il "facchino" dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati... e come membro della Conferenza di S. Vincenzo visitare le famiglie più bisognose per portarvi conforto e aiuto materiale. Vi si recava generalmente al mattino, prima delle lezioni all'Università, oppure nelle uscite serali, carico di pacchi. Dinamico, volitivo, pieno di vita, Pier Giorgio amava i fiori e la poesia, le scalate in montagna. Spesso raggiungeva a piedi il Santuario della Madonna di Oropa. Il 28 maggio 1922, nella chiesa torinese di San Domenico, ricevette l'abito di terziario domenicano: Pier Giorgio, da fervente discepolo di San Domenico, recitava ogni giorno il Rosario, che portava sempre nel taschino della giacca, non esitando a tirarlo fuori in qualsiasi momento per pregare, anche in tram o sul treno, persino per strada. "Il mio testamento - diceva, mostrando la corona del Rosario - lo porto sempre in tasca". Il 30 giugno 1925 Pier Giorgio accusa degli strani malesseri: è una poliomielite fulminante che lo stronca in soli quattro giorni, il 4 luglio, tra lo sconcerto e il dolore dei suoi familiari e dei tanti amici e conoscenti, a soli 24 anni. Sulla sua scrivania, accanto ai testi universitari, erano aperti l'Ufficio della Madonna e la vita di Santa Caterina da Siena. È stato beatificato da Giovanni Paolo II il 20 maggio 1990.

PREGHIERA
Signore, donami l'opportunità d'incontrare
un amico, sincero, fidato con cui possa dividere
le avventure belle della vita e i momenti tristi.
Qualcuno che mi renda una persona migliore
e che accresca la mia amicizia con te.
Aiutami a comprendere il vero senso dell'amicizia.
Amen

LA LITURGIA DEL GIORNO domenica 31 luglio 2022

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C) Grado della Celebrazione: DOMENICA Colore liturgico: Verde Antifona d'ingresso O Dio,...